La vertenza

Eurallumina, il Sulcis attende risposte: «Il Governo non può restare a guardare» Il 23 ottobre ultimo appuntamento del tavolo tecnico per il futuro dello stabilimento di Portovesme. Il 22 ottobre previsto un sit-in

Il futuro di Eurallumina, lo stabilimento di Portovesme da tempo alle prese con una grave crisi, passa da un appuntamento decisivo. Il 23 ottobre è previsto l’ultimo incontro del tavolo tecnico con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Regione Sardegna, gli enti locali e l’azienda. Intanto, per il giorno precedente, i sindacati annunciano una nuova mobilitazione davanti ai cancelli dello stabilimento, chiedendo al governo di intervenire con urgenza.

Al centro della vertenza c’è soprattutto la necessità di garantire le risorse economiche indispensabili per mantenere in sicurezza l’impianto, a partire dalle opere di tutela ambientale. A spiegare la situazione è Pierluigi Loi, di Uiltec Sardegna, che, ai microfoni di Radio Kalaritana, sottolinea come il confronto del 23 ottobre rappresenti la prosecuzione della riunione della settimana precedente.

«Nel corso dell’ultimo incontro – spiega Loi – l’azienda e la Regione hanno evidenziato che, senza risorse da parte del Ministero dell’Economia, si rischia di non riuscire a garantire la continuità delle attività necessarie al mantenimento dell’impianto, in particolare sul fronte ambientale».  Tra le priorità c’è la manutenzione della barriera idraulica, fondamentale per evitare conseguenze sul territorio.

La richiesta sindacale è ottenere finanziamenti sufficienti almeno a superare la fine dell’anno e arrivare ai primi sei mesi del prossimo, così da avere il tempo di chiarire l’evoluzione della vertenza e individuare una soluzione.

Il nodo delle sanzioni e delle risorse

La crisi è legata anche al congelamento degli asset della società russa Rusal, che ha bloccato gli investimenti e interrotto i finanziamenti destinati alla gestione dello stabilimento. Secondo Loi, l’azienda garantiva un apporto di circa 20 milioni di euro all’anno per sostenere costi come le utenze, la manutenzione e gli interventi necessari alla sicurezza ambientale.

«Con il congelamento degli asset – afferma il rappresentante sindacale – le risorse russe non arrivano più. Ma qui non si tratta soltanto di mantenere un edificio o un’imbarcazione: bisogna assicurare il funzionamento di un sistema ambientale complesso, che richiede interventi e risorse continue».

Il timore è che, senza un intervento pubblico, la società possa diventare insolvente e finire in liquidazione, rendendo ancora più difficile individuare un soggetto responsabile della gestione e della messa in sicurezza del sito.

«Per noi sarebbe il colpo di grazia», avverte Loi. «Si rischierebbe il fallimento totale della vertenza, con conseguenze pesanti anche sul piano ambientale».

Mobilitazione in attesa del tavolo decisivo

Giovedì 22 ottobre i lavoratori si riuniranno in assemblea per decidere le modalità della protesta davanti allo stabilimento. L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione su una vertenza che coinvolge non soltanto l’occupazione, ma anche la tutela del territorio del Sulcis.

Loi solleva inoltre la questione del trattamento riservato alla stessa società in altri Paesi europei. «Le sanzioni sono state decise dagli Stati, ma la stessa azienda in Germania e in Irlanda, due Paesi dell’Unione europea, non avrebbe subito lo stesso trattamento. Ci troviamo di fronte a situazioni differenti», osserva.

Ora l’attenzione è tutta rivolta all’incontro del 23 ottobre. I sindacati chiedono al governo risposte concrete e risorse immediate: in gioco ci sono il futuro dello stabilimento, la tutela dei lavoratori e la sicurezza ambientale di un territorio che non può permettersi un ulteriore aggravamento della crisi.


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