In questo tempo viviamo una grande sfida. La fede non è più scontata. Non è più scontata neppure la sua trasmissione, se mai lo sia stata. Il contesto sociale contribuisce a creare una disconnessione tra la vita quotidiana e il Vangelo, per cui gli snodi fondamentali della vita del singolo e della società talvolta, se non spesso, non trovano nella Chiesa e nella fede il loro parametro fondamentale. Di fronte a questa situazione, la Chiesa, attraverso il Magistero del Papa e dei Vescovi, ci invita ad avere il «coraggio dell’essenziale», per usare una bellissima espressione di Leone XIV.
Il coraggio dell’essenziale è il coraggio di cercare davvero la profondità della nostra fede, di interrogarci su ciò che costituisce l’essenza del nostro essere cristiani. Significa interrogarci su Cristo, su chi Egli sia e su quale importanza abbia per la nostra vita. Significa cercarlo, incontrarlo, testimoniarlo, chiederci che cosa voglia dire, nella sua profondità e nella sua essenza, essere cristiani. Il coraggio dell’essenziale significa cercare Cristo come origine, come ragione profonda della fede e della vita.
Allora le comunità cristiane si aprono inevitabilmente verso gli uomini, nel desiderio di comunicare loro la gioia che hanno scoperto in Cristo, al quale guardano con fede. C’è un fenomeno in Francia che sta suscitando grande attenzione: quello degli adulti che tornano alla fede o che la scoprono per la prima volta. È un fenomeno interessante perché riguarda persone che, magari, sentono nel proprio cuore la presenza di Dio, avvertono che esiste un destino da assecondare e poi trovano nelle chiese la possibilità di dare spazio a questa intuizione del cuore, di chiamare per nome il sentimento religioso che le anima profondamente.
Vi sono poi persone che seguono una mano tesa nella carità, una carezza ricevuta nei momenti di prova, quando la presenza della Chiesa diventa testimonianza della tenerezza di Dio. Altri, invece, sembrano vivere come se tutto andasse bene, come se tutto fosse a posto, ma manca loro un senso. Manca una ragione, manca la gioia per cui tutto si fa. Vi sono anche persone che si avvicinano alla Chiesa spinte da un legame affettivo, per esempio attraverso i figli che frequentano il catechismo. In fondo, come osserva un Vescovo, in tutti questi casi gli uomini cercano nella Chiesa un valore, un senso, una ragione profonda.
Cercano un amore di cui hanno bisogno e lo scoprono seguendo le tracce di testimonianza che capita loro di incontrare. È lì che gli uomini ci aspettano. Ci aspettano presso quei pozzi ai quali si recano con le anfore vuote, in cerca di acqua buona, di un’acqua capace di dissetare la loro sete. La ricerca dell’essenza della fede, riscoperta nell’incontro vivo con Cristo, diventa allora anche una spinta a incontrare gli uomini, a scoprire la loro sete e a offrire quell’acqua buona che sgorga dallo Spirito e disseta il nostro cuore.
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