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Comparto unico, 50 milioni per avvicinare gli stipendi dei dipendenti comunali a quelli regionali La Giunta regionale avvia il percorso per ridurre il divario economico tra i lavoratori degli enti locali e quelli della Regione

Un passo avanti verso l’equiparazione economica dei dipendenti pubblici della Sardegna. La Giunta regionale ha approvato un provvedimento che avvia l’attuazione del comparto unico, con l’obiettivo di ridurre il divario retributivo tra i lavoratori dei Comuni e quelli dell’amministrazione regionale.

Le prime risorse disponibili ammontano a 30 milioni di euro, già stanziati con la legge regionale numero 28. A questi si aggiungeranno altri 20 milioni, per un investimento complessivo di 50 milioni di euro a regime.

A illustrare il provvedimento è l’assessore regionale agli Affari generali, Personale e Riforma, Sebastian Cocco: «Con la delibera approvata ieri, che ho portato in Giunta, diamo gli indirizzi all’ARAN Sardegna, l’organismo che si occupa della contrattazione collettiva con i dipendenti, per impiegare le prime risorse stanziate dalla legge sul comparto unico».

L’obiettivo è iniziare a colmare il divario economico tra i dipendenti della Regione e quelli dei Comuni. «Si tratta dei primi 30 milioni previsti dalla legge numero 28, ai quali si aggiungeranno altri 20 milioni di euro, sempre a regime, per un totale di 50 milioni. Queste ulteriori risorse arriveranno la prossima settimana attraverso un’apposita norma che sto portando avanti».

Sarà la contrattazione collettiva a individuare le modalità concrete con cui distribuire le risorse. Sul tavolo ci sono due possibilità: introdurre un’indennità mensile di comparto unico oppure riconoscere una vera e propria quattordicesima mensilità.

«La decisione spetta alla contrattazione tra i sindacati e la Regione. Una prima ipotesi è quella di stabilire un’indennità di comparto unico, simile a quella riconosciuta ai dipendenti dello Stato, parametrata allo stipendio tabellare. L’altra possibilità è introdurre una vera e propria quattordicesima, che rappresenterebbe anche simbolicamente l’equiparazione di un istituto contrattuale ed economico a cui i dipendenti pubblici aspirano».

Per Cocco si tratta di un risultato importante, frutto di un percorso avviato da tempo. «È stato un cammino lungo, ma finalmente arriviamo a un risultato concreto. Sono particolarmente soddisfatto perché ho partecipato alla nascita e alla genesi della legge quando ero consigliere regionale e facevo parte della Prima commissione. Oggi ho la possibilità di seguire, da assessore al Personale, la fase attuativa di quelli che inizialmente erano soltanto principi e che ora stanno diventando realtà».

Le due ipotesi al centro del confronto sindacale

La scelta tra indennità mensile e quattordicesima sarà affidata al confronto con le organizzazioni sindacali e terrà conto delle esigenze dei lavoratori.

«Sono esattamente queste le due ipotesi emerse dai tavoli contrattuali e dai contatti che ho avuto con i sindacati, oltre che dal confronto con i dipendenti comunali», spiega l’assessore.

Cocco conosce direttamente la realtà degli enti locali: «Vengo da un Comune e ho amministrato anch’io un Comune. Capisco e percepisco il malcontento dei dipendenti pubblici, che spesso si sentono lavoratori di serie B, pur svolgendo servizi essenziali e di prossimità per i cittadini».

Le preferenze, naturalmente, non sono uguali per tutti. «Alcuni ritengono più utile avere un importo fisso ogni mese, anche perché in una fase di difficoltà economica, che sta mettendo sotto pressione il ceto medio, una somma aggiuntiva mensile può aiutare ad affrontare le spese. Altri preferirebbero invece ricevere la quattordicesima a giugno, come avviene per altri lavoratori».

La portata dell’intervento è significativa anche per il numero di amministrazioni e persone coinvolte: il provvedimento riguarda 429 enti locali e una platea di circa 12.700 destinatari.

«Sono numeri molto importanti, che riguardano anche l’ossatura economica della Sardegna. L’isola ha un numero elevato di dipendenti pubblici e questo rappresenta un segnale di attenzione importante verso lavoratrici e lavoratori che garantiscono servizi fondamentali alle comunità».


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