Lavoro

Sulcis, la CISL presenta otto proposte per il rilancio industriale: «Basta gestire le emergenze» Dall'assemblea sul Libro Verde a Portoscuso il sindacato chiede una strategia per energia, infrastrutture, occupazione e riconversione produttiva, con impegni e scadenze verificabili

Una strategia industriale per il Sulcis Iglesiente, che difenda i posti di lavoro esistenti e crei nuove opportunità attraverso investimenti, energia competitiva e infrastrutture. È la richiesta lanciata dalla CISL Sardegna e dalla CISL Sulcis Iglesiente durante l’assemblea territoriale sul Libro Verde, svoltasi a Portoscuso. Al centro del confronto, la necessità di superare la gestione delle singole vertenze e costruire un progetto condiviso di sviluppo, legato alla qualità del lavoro, alla formazione e alla partecipazione.

Il territorio continua a fare i conti con una crisi industriale che coinvolge il polo di Portovesme, le incertezze sul futuro di Eurallumina e Sider Alloys, le fermate produttive di Portovesme srl e le difficoltà delle aziende dell’indotto. Una situazione che, secondo il sindacato, rischia di aggravare ulteriormente l’emergenza economica e sociale delle comunità locali.

«Difendere l’occupazione esistente è indispensabile, ma non basta: dobbiamo decidere quale industria vogliamo mantenere, trasformare e sviluppare in Sardegna», ha dichiarato il segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda. Per il sindacato occorre passare dalla gestione delle emergenze a un piano di sviluppo con investimenti, condizioni energetiche adeguate e competenze, sostenendo produzione e imprese e rafforzando contratti, salari, sicurezza e partecipazione.

Ledda ha inoltre chiesto che la questione industriale sarda entri stabilmente nella politica industriale nazionale, attraverso un’iniziativa specifica che coinvolga la CISL nazionale e le federazioni di categoria, chiamando al confronto Governo, Regione e imprese. «Il Sulcis deve essere uno dei punti di partenza di questo percorso, non un territorio al quale si torna a guardare soltanto quando esplode una nuova emergenza», ha sottolineato.

Il segretario generale della CISL Sulcis Iglesiente, Antonello Saba, ha richiamato anche la dimensione demografica della crisi. Il territorio, con circa 117.800 abitanti al 1° gennaio 2026, è segnato dalla perdita di popolazione, dall’emigrazione giovanile, dalle difficoltà di accesso al lavoro e dall’invecchiamento delle comunità. «Il Sulcis Iglesiente rappresenta il laboratorio in cui la transizione industriale e l’emergenza demografica si incrociano concretamente», ha affermato Saba, presentando otto proposte per trasformare il Libro Verde in impegni concreti.

Il pacchetto comprende un capitolo specifico del Patto sociale dedicato alle aree di crisi industriale complessa e alle isole, con il riconoscimento dei costi dell’insularità; una strategia energetica per l’industria di base; uno strumento pubblico-privato per sostenere la filiera dei metalli, il riciclo delle batterie e le materie prime critiche; un patto territoriale del lavoro che integri ammortizzatori sociali, formazione e politiche attive.

Le altre proposte riguardano la tutela dei lavoratori degli appalti attraverso clausole sociali e contrattazione di sito, politiche giovanili collegate alle effettive esigenze delle imprese, il potenziamento dei servizi sanitari e sociali di prossimità e un sistema permanente di monitoraggio degli interventi, con il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni.

Per la CISL la riconversione industriale deve tradursi in nuove produzioni, competenze e occupazione stabile e di qualità. Ledda e Saba chiedono quindi un confronto istituzionale che definisca responsabilità, tempi e verifiche: «Il futuro del territorio non può restare sospeso tra un annuncio e l’altro».


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