
La scorsa settimana abbiamo richiamato l’urgenza di un’educazione dei giovani capace di trasmettere ragioni di vita e di speranza. Non soltanto disciplina o indicazioni di limite, ma il gusto della scoperta della verità e del vero amore.
Oggi vorrei soffermarmi su una questione decisiva: non esiste educazione senza educatori. Lo chiedono i ragazzi, lo chiedono le famiglie, lo chiedono le scuole. L’educazione di un uomo ha bisogno di un altro uomo che gli si affianchi per introdurlo alla vita, al suo mistero, al segreto delle cose.
Educatori sono i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti, ogni adulto che accetta di camminare accanto ai giovani connettendosi con loro. Perché la vera educazione è sempre un incontro tra libertà: la libertà del ragazzo che desidera imparare e la libertà dell’adulto che prende sul serio chi ha davanti e si lascia provocare da lui. Non si tratta solo di trasmettere nozioni, ma di comunicare valori.
Questo chiede all’adulto un coinvolgimento reale: porsi domande, mettersi in discussione, tentare strade, accettare legami. Non esiste educazione senza legami, e senza legami educativi non nasce alcuna comunità. L’adulto è responsabile di lasciarsi interpellare dall’esigenza dell’alunno.
Vorrei indicare alcune condizioni essenziali per una vera esperienza educativa. Anzitutto, una grande fiducia nel giovane: nella sua ragione, nella sua capacità di comprendere la realtà. Educare è aprire alla realtà e alla verità delle cose, naturali e umane, storiche e affettive. Spesso l’adulto fallisce perché non crede davvero nella possibilità di maturazione del ragazzo. In ogni persona c’è una scintilla preziosa, una perla che può emergere e risplendere. Senza questa fiducia, che è anche fiducia nella libertà, l’educazione diventa impossibile.
Non c’è educazione senza libertà. La sfiducia genera costrizione e depressione; la fiducia, invece, permette al giovane di seguire le proprie passioni e di accettare le provocazioni della realtà. Ma serve anche fiducia nella verità, nella convinzione che la vita abbia ragioni che possono essere scoperte.
Infine, l’educazione ha bisogno di un clima affettivo. Non si conosce senza fascino. Come ricordava Aristotele, l’uomo conosce perché è attratto dalla bellezza; e sant’Agostino insegna che la libertà si muove verso ciò che procura gioia. L’intelligenza cresce quando è attirata da un piacere vero: la scoperta della realtà. L’adulto è il mediatore di questo incontro.
Come scriveva Simone Weil, più che dalla muscolarità della volontà, l’educazione passa dalla curiosità, e la curiosità nasce sempre davanti alla bellezza.
Giuseppe Baturi
+ Arcivescovo
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