
«In Libano ci sono 1.300 militari italiani e stiamo monitorando costantemente la situazione con le autorità libanesi, le Nazioni Unite e la controparte israeliana per capire se esistono ancora le condizioni per continuare la missione».
Lo ha dichiarato in un’intervista a «Il Corriere della Sera» il ministro della Difesa, Guido Crosetto, parlando della presenza italiana nella missione Unifil dell’Onu, dove la Brigata Sassari guida il Settore Ovest.
La nuova escalation in Medio Oriente, con il conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele da una parte e Iran e Hezbollah dall’altra, sta aumentando i rischi per il contingente internazionale.
«Dovremmo saperne di più nelle prossime ore – ha spiegato Crosetto – anche perché il segretario generale dell’Onu è a Beirut. Una cosa è una missione di pace, un’altra è operare in un territorio dove la guerra è in corso».
Il ministro ha comunque ribadito l’importanza del lavoro svolto dai militari italiani per la stabilità del Libano, sottolineando che «la priorità resta l’incolumità dei nostri soldati».
Secondo il report quotidiano dell’Unifil, nella giornata di ieri dal territorio libanese sono stati lanciati oltre 120 proiettili verso Israele.
Tel Aviv ha risposto con sette attacchi aerei e più di 120 colpi di artiglieria.
Un’intensificazione dei combattimenti che, secondo i Caschi Blu dell’Onu, sta provocando nuovi sfollamenti e gravi perdite tra la popolazione civile.
Tra i militari presenti nell’area ci sono anche circa 500 soldati della Brigata Sassari, che dal 5 marzo guidano a Shama la missione Leonte nel settore ovest della Linea Blu, il confine tra Libano e Israele.
Il loro compito è vigilare sul rispetto degli accordi di pace stabiliti dalla risoluzione 1701 dell’Onu, che nel 2006 pose fine alla guerra tra i due Paesi.
Il clima resta però sempre più teso. L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, ha dichiarato che «l’Unifil ha concluso il suo ruolo», accusando Hezbollah di utilizzare le aree vicine alle basi dei peacekeeper per attacchi e attività militari.
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