Economia

Caldaie, stop ai controlli in presenza: allarme sicurezza in Sardegna Una bozza di decreto rischia di cancellare le ispezioni fisiche su oltre 300mila impianti

Una norma in discussione rischia di far saltare i controlli fisici su oltre 300mila impianti di riscaldamento presenti in Sardegna.

È l’allarme lanciato dagli impiantisti di Confartigianato Imprese Sardegna in merito alla bozza di decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che prevede, per gli impianti termici di potenza inferiore ai 35 kW, l’eliminazione delle verifiche «in situ», sostituite da semplici controlli documentali a distanza.

Una scelta che, secondo gli operatori del settore, potrebbe avere conseguenze gravi sulla sicurezza e sull’incolumità dei cittadini, oltre che sull’ambiente. Caldaie domestiche e piccoli impianti termici rappresentano infatti una quota rilevante del parco impiantistico nazionale e sono diffusi capillarmente all’interno delle abitazioni.

«I controlli e le verifiche effettuati da tecnici specializzati – sottolinea Giuseppe Tatti, impiantista e dirigente regionale di Confartigianato Sardegna – sono fondamentali per la sicurezza delle persone e per la tutela dell’ambiente». «Negli ultimi anni le caldaie sotto i 35 kW sono diventate sempre più facili da acquistare, anche online o nella grande distribuzione, e vengono spesso percepite come un normale elettrodomestico. Ma una caldaia non è una lavatrice».

Collegati a gas, GPL o gasolio, questi impianti producono combustione e fumi e sono installati all’interno delle abitazioni. I rischi non sono quindi marginali: fughe di gas, intossicazioni da monossido di carbonio, esplosioni, sprechi energetici e aumento delle emissioni inquinanti, in particolare delle polveri sottili PM10.

I dati nazionali rafforzano le preoccupazioni. Tra il 2019 e il 2023, secondo il Comitato Italiano Gas, si sono registrati 1.119 incidenti legati al malfunzionamento degli impianti a gas domestici, con 128 morti e 1.784 feriti.

«Dietro questi numeri –  ricordano gli impiantistici sono famiglie e abitazioni colpite da eventi che, in molti casi, potevano essere evitati con controlli adeguati».

Per Confartigianato, la sostituzione delle ispezioni sul posto con verifiche solo documentali significa affidarsi esclusivamente alla buona fede, rinunciando a un controllo terzo e indipendente. «Il controllo in presenza – spiega Tatti – serve a verificare che ciò che è scritto sui documenti corrisponda davvero alla realtà dell’impianto. Senza, l’unica verifica reale arriva dopo, quando ormai si è verificato un incidente».

A livello nazionale, Confartigianato Impianti ha già scritto al Ministero chiedendo che qualsiasi revisione normativa preveda il coinvolgimento delle organizzazioni di categoria, garantisca controlli effettivi e verificabili, valorizzi il ruolo dei tecnici abilitati e riesca a coniugare semplificazione amministrativa, sicurezza e tutela ambientale.

«Ridurre i controlli sulle caldaie più piccole – conclude Tatti – non è una semplificazione, ma uno spostamento dei rischi sui cittadini . La sicurezza delle persone e la qualità dell’aria non possono essere affidate solo ai documenti: servono verifiche reali e concrete».


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