
L’aula del Consiglio regionale
Il secondo strappo nel giro di pochi giorni pesa più del primo. Il Partito democratico ha disertato ancora una volta la riunione della Giunta regionale guidata da Alessandra Todde, trasformando un’assenza tecnica in un segnale politico evidente. Se la precedente diserzione era legata alle perplessità sulle delibere relative alle nomine dei manager delle Asl di Cagliari e Olbia, stavolta il gesto assume il valore di un avvertimento diretto alla presidente.
Alla vigilia del ritorno a Cagliari di Giuseppe Conte, atteso in città a due anni dalla vittoria elettorale celebrata insieme a Elly Schlein, il clima nella maggioranza appare teso come non mai. L’ordine del giorno della Giunta, limitato a questioni ordinarie, rende ancora più significativa la scelta degli assessori dem di restare assenti: un modo per ribadire che la frattura sulla sanità resta aperta e che serve un chiarimento politico, una vera verifica di maggioranza.
Il Pd mantiene il silenzio pubblico, evitando commenti ufficiali. Fonti del Movimento 5 Stelle parlano però di un confronto imminente tra le segreterie regionali e nazionali, passaggio che dovrebbe precedere un vertice del cosiddetto Campo largo convocato dalla stessa Todde.
Intanto l’opposizione affonda il colpo. Per Fausto Piga «l’elastico che unisce presidente e Pd si sta rompendo», mentre Francesco Mura parla apertamente di legislatura «al capolinea». Sulla stessa linea Michele Ennas, secondo cui la sanità sarebbe diventata terreno di scontro interno alla coalizione.
Dalla maggioranza prova invece a raffreddare i toni Francesco Agus, che richiama alla responsabilità e sottolinea «il ruolo infungibile del Pd» nella coalizione progressista. Un tentativo di ricomposizione mentre la legislatura entra in una fase decisiva e la stabilità politica resta appesa a un equilibrio sempre più fragile.
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