Cronaca

Da Massama a Bancali: dalle carceri sarde un grido d’allarme Rivolte dei detenuti e appelli dei sindacati: il quadro è sempre più complesso

Resta critica la situazione generale delle carceri sarde. Anche nei primi giorni del 2026 i sindacati hanno denunciato le criticità negli istituti penitenziari della Sardegna. Dall’arrivo di nuovi detenuti sottoposti a regime di 41bis alle situazioni di sovraffollamento: le motivazioni differiscono, ma il risultato è quello di un quadro allarmante.

Lo scorso 5 gennaio, nel carcere di Massama-Oristano, gli agenti di polizia penitenziaria hanno sedato a fatica una rivolta. Dopo aver danneggiato gli arredi in diverse celle, i detenuti hanno divelto le cassette degli idranti facendo allagare un intero piano. In un altro reparto un uomo è invece riuscito ad appiccare un incendio: solo il pronto intervento degli agenti ha fatto sì che i danni fossero limitati. Allo stesso tempo, nel reparto di alta sicurezza, le plafoniere venivano danneggiate da un altro detenuto. Gli eventi si sono susseguiti rapidamente costringendo le autorità al massimo sforzo. A causare la rivolta sarebbe stato l’arrivo di nuovi detenuti nella casa circondariale: i numeri del carcere di Massama sono infatti aumentati nel corso delle ultime settimane dopo i trasferimenti dal carcere di Nuoro – svuotato dai detenuti comuni – e da alcune strutture della Penisola, portando i detenuti a superare il numero dei posti a disposizione. Una situazione di sovraffollamento che è anche tra le cause di un quadro sempre più complesso nel carcere di Bancali, a Sassari. A denunciare lo stato del contesto che supererebbe «ogni limite di dignità professionale e umana» la sezione sassarese del sindacato UilPa. Anche nel caso di Bancali pesano gli ultimi trasferimenti effettuati da Badu ‘e Carros e da Roma, ma gli agenti lamentano anche le difficoltà nel rispondere ai problemi di natura sanitaria dei detenuti oltre alle difficoltà di confronto con l’attuale amministrazione del carcere, che rende difficile la possibilità di migliorare le condizioni di lavoro degli agenti sottoposti da tempo a uno scenario di forte stress.


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