Donare il pane, simbolo di elemosina (foto Vatican News)
Durante la mia recente visita ai missionari della Diocesi di Cagliari in Tanzania, sono rimasto profondamente colpito dalle celebrazioni domenicali. Ero stato avvertito della lunghezza delle Messe in particolare quelle dove si svolgeva la questua mensile, perciò, con curiosità, vi ho preso parte lasciandomi coinvolgere dal clima di preghiera e di festa creato dai canti delle corali. All’offertorio si è svolta la consueta raccolta delle offerte, che lì si distingue dalla nostra perché tutti si alzano e, in processione, portano personalmente il loro dono all’altare.
Non immaginavo che, con lo stesso ritmo processionale, ci sarebbero state altre due queste. Ciò che mi ha maggiormente toccato è stato il senso comunitario che si respirava. La povertà diffusa che aveva osservato nei giorni precedenti — nelle case, nelle strade, nel tenore di vita della gente — rendeva ancor più significativo quel gesto. La partecipazione era unanime: uomini, donne, giovani, anziani, tutti si muovevano verso l’altare accompagnati da canti vivaci e, a tratti, da danze che esprimevano una fede capace di trasformare quel gesto in festa. Di fronte a tanta partecipazione mi sono chiesto da dove provenissero quelle offerte, considerando le difficoltà economiche che segnano la vita quotidiana delle persone.
L’unica risposta plausibile è che in quelle cassette non ci siano grandi cifre, ma una somma infinita di piccole rinunce, di sacrifici silenziosi, di gesti d’amore completi da chi conosce sulla propria pelle il peso della povertà. Non un dono improvvisato, frutto di un fremito emotivo davanti all’indigenza di qualcuno, ma un dono preparato durante un mese, espressione di un cuore toccato dall’amore di Dio. L’elemosina è uno dei pilastri dell’impegno spirituale quaresimale, vero cammino di rinnovamento spirituale e di conversione. È gesto concreto di aiuto verso chi è nel bisogno. Allo stesso tempo, esercizio ascetico per liberarci dall’attaccamento ai beni materiali.
Padre Gian Paolo Uras, direttore Ufficio missionario diocesano
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