UCSI SARDEGNA

Giornalisti cattolici verso il congresso di Torino Il capoluogo piemontese ospita, dal 23 al 25 gennaio negli spazi del Sermig, i soci dell’Ucsi, chiamati a scegliere i vertici nazionali

Un incontro UCSI (foto https://www.radiounavocevicina.it)

Per presentare il XXXI Congresso Ucsi, a Torino dal 23 al 25 gennaio (per la prima volta nelle giornate in cui celebriamo il patrono, san Francesco di Sales), vorrei colle- gare due elementi che rendono l’idea del per- corso che in quattro anni ci ha accompagnato: il primo è il nuovo logo associativo, con il quale ci presentiamo per la prima volta proprio nel capoluogo piemontese; il secondo è il volume «Giornalismo come relazione» scritto con Assunta Corbo e Maria Grazia Villa per Pacini editore. Parto dal logo: Ucsi ha due esigenze, da un lato rendere chiaro l’impegno a contribuire a risolvere la crisi professionale attraverso un nuovo patto con l’opinione pubblica, dall’altro rendere chiaro che questa associazione non è solo «stampa cattolica» ma è composta da giornalisti e comunicatori impegnati in tutti i media, non solo cattolici. Questi due messaggi vengono resi evidenti dal nuovo logo e si connettono esplicitamente con i contenuti del volume che proponiamo ai colleghi ma anche all’opinione pubblica: la strada del giornalismo costruttivo, del giornalismo delle soluzioni, del counseling come disciplina che aiuta una maggiore consapevolezza, sia nei giornalisti e comunicato- ri, sia nei cittadini. Ecco, non mi sembra po- co. Se queste novità riuscissero davvero a in- carnarsi nel vissuto quotidiano, sarebbe una piccola rivoluzione.

L’Ucsi su questi temi ha anche creato un suo brand, il progetto delle 5M, già presentato in numerosi eventi in tutt’Italia. Si parte dalla consapevolezza che le classiche 5W del giornalismo (Chi, come, dove, quando e perché ) non sono più sufficienti. Abbiamo capovolto la W ottenendo così una M che sta a significa- re un More, anzi 5 «more» necessarie per ritro- vare un’identità e un futuro: più linguaggi, tempo, diritti, fonti, ma soprattutto più uma- nità, e torniamo quindi al tema, fondamenta- le, delle relazioni, sulla cui qualità può inci- dere notevolmente un percorso di counseling. Vi scopriamo, infatti, alcuni paradigmi che ci ha lasciato in eredità papa Francesco: l’empa- tia, l’ascolto attivo, l’assenza di giudizio, in de- finitiva uno stile abbastanza lontano dalle pra- tiche professionali di oggi.

Siamo, infine, al Sermig di Torino per offrire un segnale inequivocabile sulla situazione in atto a livello internazionale: una sessantina di conflitti, record assoluto di vittime tra i giornalisti, il silenziamento di qualsiasi tentativo di parlare di pace. Ecco, ogni tanto qualcuno mi chiede che senso abbia oggi Ucsi: l’associazione è composta da giornalisti che non si fanno silenziare specie, su questi temi. Va segnalato anche il grande impegno per la formazione, in collaborazione con le istituzioni di categoria, che hanno reso importan- te e per molti aspetti originale l’impegno Ucsi. Oltre al volume, il corso on line on demand sugli stessi temi, au piattaforma formazione giornalisti ha segnato un momento fonda- mentale di questo percorso, riconosciuto da migliaia di iscrizioni.

Arriviamo a Torino con un altro importante bagaglio, quello della rete fra associazioni che è diventata la chiave per aprire importanti pro- cessi di progettazione e quindi vita futura. Penso alla collaborazione con Anspi, che ci ha permesso di raggiungere i ragazzi, negli oratori e nelle scuole, penso alla San Vincenzo, con la quale siamo entrati nelle carceri, e così via. Arriviamo quindi carichi, di energie, consapevolezze, speranze, convinti che si ripartirà con nuovo entusiasmo per un nuovo quadriennio che può riservarci sorprese interessanti.

di Vincenzo Varagona, presidente nazionale Ucsi 

(articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire)


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