ECONOMIA DEL MARE

Il mare che insegna e mette alla prova: la dura realtà della pesca in Sardegna Tra cicloni, incidenti e sfide quotidiane, i pescatori affrontano rischi, attrezzature obsolete e redditi incerti, mentre le nuove generazioni cercano di raccontare e valorizzare un mestiere antico e prezioso

(foto Alghero notizie)

A volte gli chiediamo le risposte che non abbiamo, in altre gli chiediamo di trascinare via i pensieri, in alcune occasioni invece incute timore. Al mare affibbiamo diverse responsabilità, ma oggi è soprattutto lo specchio di una realtà complessa vissuta dal settore della pesca. Prima il ciclone Harry, poi il tragico incidente a largo delle coste di Santa Maria Navarrese, sono stati gli episodi che hanno riportato l’attenzione su condizioni di lavoro, sfide quotidiane e potenzialità di uno dei mestieri più antichi. «Nel settore della pesca – afferma Valentina Marci, segretaria regionale della Flai Cgil – il rischio e la sicurezza sono i problemi principali.  I lavoratori del mare fanno turni massacranti, lavorano in condizioni meteo che sono imprevedibili, hanno attrezzature che spesso sono obsolete e soprattutto redditi instabili, che costringono a uscire in mare anche quando si dovrebbe. Questo perché non esiste un sistema di ammortizzatori sociali come per altri settori: così la sicurezza diventa un lusso». Il maltempo ha prodotto difficoltà per tutti gli attori coinvolti. «Il ciclone Harry – spiega Mauro Steri, responsabile regionale pesca LegaCoop – ha colpito in maniera dura le nostre imprese. Chi si occupa della pesca a mare ha avuto ingenti danni alle attrezzature. Dall’altro contiamo problemi rilevanti per le lagune produttive, come a Santa Gilla: il riversamento di grandi quantità di acqua dolce negli stagni ha causato la parziale distruzione delle colture, come quelle di cozze e ostriche».

Matteo Cardia

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