
Il Tar Sardegna ha annullato la rimozione di Flavio Sensi dalla carica di direttore generale dell’Asl 1 di Sassari, stabilendo il suo reintegro immediato.
Un prounciamento che ha rinfocolato le polemiche tra maggioranza e opposizione.
Nello specifico la decisione dei giudici amministrativi segue il ricorso presentato da Sensi contro la legge regionale 8 del 2025, con cui la presidente della Giunta Alessandra Todde aveva commissariato tutte le aziende sanitarie dell’Isola. La norma era stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale a fine dicembre, ma la Giunta aveva comunque nominato 9 nuovi manager su 12, nomine ora invalidate.
Secondo il Tar, la delibera regionale del 27 aprile 2025 che dichiarava decaduto Sensi è illegittima. I giudici sottolineano che la dichiarazione di incostituzionalità opera ex tunc, rendendo nulli tutti gli atti prodotti. Inoltre, la Regione non può sostituire Sensi con un nuovo direttore, poiché il potere di decadenza non esiste più.
Per la presidente Todde «la decisione era attesa, non cambia il percorso che stiamo portando avanti. Il tema dei direttori generali va gestito con competenze, senza guardare colori politici». Todde ha ricordato anche gli interventi per ridurre le liste d’attesa e rilanciato il lavoro della Giunta nel settore sanitario.
Dal centrodestra arrivano dure critiche. Paolo Truzzu (FdI) parla di «strategia fallimentare», denunciando ospedali al collasso, nomine illegittime e ricorsi milionari a carico dei cittadini.
Il vicecapogruppo Fausto Piga propone uno stanziamento di 3 milioni di euro per un fondo a tutela dei contenziosi derivanti dalle sentenze sui licenziamenti dei direttori generali, definendo la gestione della Giunta «spericolata e spudorata».
Il reintegro di Sensi segna un punto decisivo nel contenzioso sulle nomine delle Asl e solleva interrogativi sulla gestione futura della sanità in Sardegna. La sentenza potrà essere impugnata davanti al Consiglio di Stato.
Intanto, l’opposizione annuncia nuove iniziative per tutelare i manager rimossi ingiustamente e vigilare sull’impatto economico delle decisioni regionali.
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