
Prezzi del gasolio in continuo rialzo, l’odissea dei passeggeri della MSC Euribia, l’alta tensione nel Libano dopo l’invasione israeliana non lontana dalle aree dove operano i militari della Brigata Sassari parte del contingente della missione Unifil che presidia una parte della Blue Line, il limite divenuto confine tra Israele e il Paese dei Cedri. Sono diversi gli aspetti che uniscono l’isola a quanto accade in Asia Occidentale, per un conflitto che dall’Iran si è esteso alle monarchie del Golfo e si è esteso fino a toccare Cipro.
Dovrebbero rientrare oggi in Italia i sardi rimasti bloccati a bordo della nave da crociera Msc Euribia bloccata al porto di Dubai dall’inizio della reazione di Teheran contro i partner Usa nel territorio. Giorni di ansia e paura per i passeggeri isolani, una quindicina, e per le proprie famiglie che ne attendono il rientro. Il volo charter verso Roma doveva avvenire nella giornata di ieri, giovedì 5 marzo, ma è stato posticipato per due volte fino al rinvio alla mattinata italiana di oggi, momento in cui si attendono ulteriori novità. Sul campo, la situazione rimane più che complessa, con i bombardamenti su Teheran da parte di Usa e Israele e i contrattacchi iraniani che hanno colpito il territorio di Tel Aviv. Proprio l’esercito israeliano continua a bombardare Beirut e continua le proprie operazioni di terra nel sud del Libano, che hanno già costretto alla fuga di oltre 300mila persone dall’area. Non lontano dai territori coinvolti è presente la Brigata Sassari con oltre 500 soldati che fanno parte del contingente Unifil, che continua il proprio impegno per le Nazioni Unite a protezione della popolazione civile. Al momento, la situazione è tenuta sotto controllo dai sassarini, che conoscono bene l’area in cui l’ultimo – e più che complesso – impegno è datato 2024-2025.
Nel frattempo, gli effetti del conflitto si avvertono già sul portafoglio dei sardi. In diversi distributori dell’isola, il gasolio ha superato quota €1,90 al litro, con timori per ulteriori aumenti alle porte dato l’incertezza dell’area e il gioco al rialzo delle compagnie energetiche denunciato dalle associazioni dei consumatori. L’impatto della crescita dei prezzi preoccupa anche Confartigianato «Le tensioni in corso – ha affermato il presidente Giacomo Meloni – non rappresentano soltanto una tragedia umana e sociale, ma configurano anche un rischio reale per l’equilibrio economico internazionale e per il nostro sistema produttivo. Le nostre imprese – ha continuato – già oggi pagano l’energia elettrica quasi 150 milioni di euro in più rispetto alla media europea. Un’ulteriore impennata dei prezzi legata alla crisi energetica internazionale potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività».
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