
C’è una città che raramente si vede davvero: quella delle fragilità, dei percorsi interrotti e delle ripartenze silenziose. «La città si mostra» nasce per illuminarla, attraverso un itinerario tra memoria, speranza e futuro, mettendo al centro le persone, non il loro bisogno. La mostra-evento è promossa dalla Caritas diocesana di Cagliari nell’ambito del progetto nazionale di Caritas Italiana, «Percorsi di speranza, inclusione e dialogo nelle città metropolitane per il Giubileo 2025». L’appuntamento è per sabato 28 febbraio, dalle 9.30 alle 20, all’Exmà a Cagliari.
L’esposizione è frutto di un percorso partecipato che ha coinvolto operatori, volontari e persone accolte nei servizi Caritas, con due obiettivi: sensibilizzare sulla marginalità urbana e avviare un’analisi dei servizi, per generare miglioramenti concreti e nuove sinergie tra istituzioni, Terzo settore e comunità ecclesiale.
«La mostra ha al centro la fragilità – spiega Francesca Palmas, animatrice e co-curatrice –. È un percorso esperienziale, fatto di immagini e parole che raccontano chi sono le persone al di là del bisogno. Vogliamo accompagnare il visitatore tra memoria, speranza e futuro, dove ciascuno possa riconoscere storie, volti e desideri».
Cuore del progetto è stata la partecipazione diretta dei beneficiari, chiamati a condividere vissuti e prospettive, anche attraverso il Photo Voice, metodologia che utilizza la fotografia per narrare esperienze personali. «Abbiamo coinvolto i protagonisti in un vero progetto-azione: non solo analisi, ma partecipazione reale. Hanno potuto esprimere desideri e aspettative, contribuendo a generare inclusione e coesione sociale».
Fulcro della mostra sono gli scatti del fotografo Alessandro Boi, nati da un ascolto reciproco, un percorso relazionale prima ancora che tecnico. Le immagini ritraggono i protagonisti in luoghi significativi della città, simboli di passato, presente e futuro. «Il mio obiettivo è stato costruire fiducia con i partecipanti – racconta Boi –. Non mi interessavano i tecnicismi, ma mettere al centro le persone e le loro emozioni. È stato un continuo scambio di pensieri ed esperienze, un’esperienza che lascia il segno».
«Ogni fotografia è il risultato di un confronto collettivo – sottolinea Alice Brundu, animatrice e co-curatrice –. Ogni scatto dà voce a emozioni e vissuti, trasformando un’esperienza individuale in racconto condiviso».
Le immagini sono accompagnate da verbi che richiamano passato, presente e futuro, filo conduttore dell’intero percorso.
«Il progetto non si limita a rispondere ai bisogni immediati – prosegue Brundu – ma intende educare e accompagnare tutti gli attori coinvolti, per superare la logica assistenziale e costruire una comunità più consapevole e corresponsabile».
La mostra è una restituzione alla città, ma non segna la conclusione del percorso: il 17 marzo è previsto un incontro pubblico con tavoli di lavoro dedicati a elaborare proposte innovative per i servizi, a partire dalle istanze emerse. Un invito a guardare oltre il pregiudizio e a riconoscere nelle fragilità urbane un’opportunità di crescita per tutta la comunità.
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