
Le storie, i volti e le fragilità di chi vive senza dimora prendono vita attraverso immagini e parole nella mostra-evento «La città si mostra» presentata stamattina all’Exmà.
Un percorso fotografico promosso nell’ambito del progetto «Percorsi di Speranza», portato avanti da Caritas Italiana e dalla Caritas diocesana. Non si tratta di una semplice esposizione, ma di uno spazio di dialogo aperto alla città, dove chi affronta gravi forme di marginalità ha potuto raccontare momenti significativi della propria vita.
Il progetto parte dalle storie concrete per promuovere, attraverso una rete di collaborazione, un cambio di passo nell’affrontare l’emergenza abitativa, con una visione di comunità e corresponsabilità.
«Quando una persona perde la casa, entra in una caduta libera senza paracadute – spiega il direttore della Caritas, Marco Lai – Da lì si aggravano le fragilità, si spezzano legami familiari, aumentano rabbia e patologie. Senza un’abitazione diventa molto più difficile ricostruire un progetto di vita».
In Italia, le persone senza dimora superano le 90mila. Anche nell’area metropolitana di Cagliari, l’emergenza abitativa si intreccia con povertà economica, fragilità psicologiche, dipendenze e isolamento sociale, generando un circolo che alimenta esclusione e marginalità. «Serve una risposta di sistema, istituzionale – aggiunge don Lai – che metta al centro la persona nella sua interezza».
Il nodo più critico resta l’abitare: «Se ci sono oltre 90mila senza dimora in Italia – aggiunge il direttore – significa che le risposte attuali non sono ancora sufficienti». Per Caritas, la casa è il presupposto di ogni percorso di autonomia: solo con un’abitazione stabile formazione e lavoro diventano opportunità concrete.
L’iniziativa si propone anche come strumento di advocacy. «La visione politica – afferma don Lai – deve tradursi in progettualità concreta e nella capacità di guardare lontano». L’appello è rivolto a istituzioni e cittadini: l’inclusione non può limitarsi a risposte materiali, ma deve riconoscere la dimensione umana, relazionale e spirituale delle persone, «uomini e donne con una storia».
Il progetto coinvolge realtà ecclesiali, associazioni, terzo settore, enti locali e volontariato, con l’obiettivo di costruire una rete ampia e partecipata. La mostra, visitabile fino alle 20 di stasera, segna l’inizio di un percorso che continuerà con il confronto e la partecipazione della comunità.
I contributi raccolti confluiranno in un appuntamento pubblico il 17 marzo, con la formula del “World Café”, per trasformare suggestioni e testimonianze in proposte concrete. «Non vogliamo fermarci alla mostra – spiega Filippo Maselli, coordinatore del progetto – ma creare un tavolo stabile di confronto che prosegua oltre la durata dell’iniziativa».
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