
Un gioco di specchi fra vita e arte con «Dioggene», uno spettacolo scritto e diretto da Giacomo Battiato e interpretato da Stefano Fresi, con musiche di Germano Mazzocchetti, costumi di Valentina Monticelli, disegno luci di Marco Palmieri, allestimento scenico di Pier Paolo Bisleri, scultore Oscar Aciar e decoratore Bartolomeo Gobbo, foto di Chiara Calabrò, produzione Teatro Stabile d’Abruzzo – Stefano Francioni Produzioni – Argot Produzioni.
Tra rimandi «filosofici» e dilemmi personali e professionali, la pièce racconta una crisi esistenziale in chiave tragicomica e surreale e sbarca nell’Isola sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 firmata CeDAC Sardegna: debutto in prima regionale, domani, mercoledì 14 gennaio, alle 21 al Teatro Civico «Gavì Ballero» di Alghero.
Protagonista per le quasi due ore di messa in scena Stefano Fresi, attore romano, con solide radici galluresi.
«Lo spettacolo – esordisce Fresi – racconta la vita di Nemesio Rea in tre atti, tre momenti diversi della sua esistenza. Il primo atto mostra un giovane attore che recita in italiano volgare del 1200 sulla battaglia di Montaperti. Il secondo lo vede quarantenne di grande successo, narcisista, che affronta una crisi personale dopo la fine del matrimonio. Il terzo atto lo porta a vivere in povertà, nella Magliana di Roma, in un bidone come Diogene, ma con la doppia G per sottolineare la romanità del personaggio.
La scelta linguistica cambia dunque nei tre atti?
Esattamente. Passiamo dal volgare del 1200, alla lingua forbita dell’attore maturo, fino al romanesco del Diogene ritrovato. Lo scopo è mostrare come i mali umani – guerra, relazioni tossiche, stupidità – siano sempre gli stessi, e come la cultura e la bellezza possano aiutare a migliorare la propria condizione. Nonostante le differenze di linguaggio e personaggio, il tema resta coerente e attuale.
Uno spettacolo quasi profetico rispetto agli eventi recenti…
Il testo di Giacomo Battiato è stato scritto prima della nuova guerra in Ucraina, della crisi a Gaza e dell’elezione di Trump, eppure racconta problemi che oggi vediamo drammaticamente attuali.
Quale è il rapporto con la Sardegna?
Amo la Sardegna, in particolare la Gallura. Anche se non ci sono nato, mi sento a casa: il mio spirito cambia non appena metto piede sull’Isola. Se potessi, vivrei lì. Ho fatto gli anni più belli della mia vita in Sardegna e sono felicissimo che anche mio figlio ami questo luogo. Con un padre di Luogosanto, posso dire, come racconta mia moglie, nel momento in cui io sbarco dalla nave o dall’aereo e metto piede sul suolo sardo cambio fisicamente: mi cambiano gli occhi, lo spirito ed è veramente un ritorno a casa. Lì sento di avere le mie origini.
Lo spettacolo va in scena giovedì 15 gennaio alle 21 al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, venerdì 16 gennaio alle 21 al Teatro «Tonio Dei» di Lanusei, sabato 17 gennaio alle 20.30 al Teatro «San Giuseppe» / Bocheteatro di Nuoro e infine domenica 18 gennaio alle 21 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale.»
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