
No a criteri rigidi che penalizzano la Sardegna: la montagna dell’Isola va riconosciuta per quello che è. È l’appello rivolto al Governo da Anci e Uncem Sardegna sulla revisione dei criteri di classificazione dei Comuni montani prevista dall’articolo 2 della legge 12 settembre 2025, n. 131.
Secondo le due associazioni, l’impostazione attuale rischia di escludere numerosi Comuni sardi dalla qualifica di montanità, con conseguenze pesanti per territori già segnati da isolamento, carenza di servizi e spopolamento.
«La revisione dei criteri non è un esercizio tecnico – dicono da Anci Sardegna – ma una scelta che incide direttamente sulla vita delle comunità. Applicare parametri inadeguati significherebbe mettere in discussione anni di politiche per le aree interne».
Anci e Uncem sottolineano come la montanità in Sardegna non possa essere valutata secondo modelli pensati per le aree alpine. Quote altimetriche anche moderate, spiegano, corrispondono spesso a reali condizioni di marginalità, difficoltà di collegamento e fragilità dei servizi essenziali.
«La montagna non si misura solo in metri – secondo Uncem Sardegna – ma nella distanza dai servizi, nella viabilità complessa, nelle scuole e nei presidi sanitari sempre più lontani».
L’Anci ricorda di aver già segnalato, nell’ottobre scorso, il rischio di una forte riduzione dei Comuni montani sardi. Le associazioni prendono atto che in Conferenza Unificata non è stata raggiunta l’intesa sulla proposta e che il ministro per gli Affari regionali ha annunciato una nuova formulazione del provvedimento.
«Questo stop – secondo l’Anci – conferma che l’impianto va rivisto. Chiediamo criteri realmente multidimensionali, il riconoscimento della montanità insulare e una fase di gradualità che eviti penalizzazioni improvvise».
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
