
Infermieri in fuga dalla Sardegna. Ne mancano almeno 1500: chi può va via verso prospettive più allettanti.
«Il punto di partenza – ha spiegato Fuga degli infermieri: del sindacato Nursing Up – è che la professione infermieristica ha perso attrattività. Oggi molti ragazzi, dopo il diploma, quando devono scegliere l’università e pensare al loro futuro, non prendono nemmeno in considerazione l’idea di studiare infermieristica. Questo genera una crisi numerica molto grave, perché i pensionamenti aumentano ogni anno e non ci sono abbastanza nuovi infermieri pronti a sostituirli».
Quali le cause di questa perdita di attrattività?
«Dipende principalmente dalle condizioni di lavoro e dagli stipendi inadeguati. In Italia, e ancora di più in Sardegna, la professione infermieristica non è attrattiva. La Sardegna è la regione con gli stipendi più bassi e tra le peggiori condizioni di lavoro del Paese. Questo fa sì che molti giovani non abbiano interesse a intraprendere questa carriera».
Chi decide comunque di diventare infermiere, cosa fa dopo gli studi?
Chi studia infermieristica poi si trova davanti a una scelta: lavorare in condizioni difficili, con carenza di personale e grandi responsabilità, oppure trasferirsi dove la qualità della vita è migliore e gli stipendi sono più alti. In Sardegna uno stipendio medio è di circa 1.600 euro al mese, mentre nel resto d’Europa si parte da almeno 3.500 euro. La differenza è enorme, soprattutto considerando i sacrifici richiesti: turni notturni, festivi, responsabilità civili, assicurazione obbligatoria e spese professionali.
Molti infermieri scelgono quindi di lasciare la Sardegna o l’Italia?
Esatto. Gli infermieri oggi possono scegliere, perché la domanda è molto superiore all’offerta. Se non trovano condizioni adeguate qui, vanno altrove, dove possono vivere meglio e lavorare in un contesto più organizzato e valorizzante.
In Sardegna, secondo voi, il problema viene affrontato adeguatamente?
Purtroppo no. Il problema viene spesso ignorato o sottovalutato. Si parla di nuove assunzioni, ma poi nella realtà i numeri sono molto più bassi. Questo significa che la carenza resta grave, soprattutto negli ospedali più importanti, dove il carico di lavoro e le responsabilità sono maggiori.
Quali sono le strutture che rischiano di soffrire di più questa carenza?
Quelle più grandi e complesse, dove si gestiscono emergenze e attività ad alta intensità assistenziale, sono quelle più esposte. In questi contesti, senza politiche di attrazione e valorizzazione del personale, diventa sempre più difficile trovare infermieri disponibili a lavorare.
Come sindacato, cosa chiedete per affrontare questa emergenza?
Come Nursing Up abbiamo già siglato accordi in diverse regioni italiane per migliorare le condizioni degli infermieri. Parliamo di aumenti delle indennità per il lavoro notturno, sostegni per l’alloggio, migliori riconoscimenti economici per i turni e altri benefit. Il contratto nazionale prevede margini per migliorare le condizioni a livello locale.
E in Sardegna qual è la situazione?
Nell’Isola il problema è ancora più grave, perché spesso non riusciamo nemmeno a ottenere il rispetto delle condizioni minime previste dal contratto nazionale. Come sindacato dobbiamo lottare non per migliorare, ma per garantire diritti che dovrebbero già essere assicurati. Senza interventi concreti e immediati, la carenza di infermieri è destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi anni.
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