FONDAZIONE GIMBE

La Sardegna ha perso il 40% dei medici di base in 5 anni Altri 231 stanno per andare in pensione. I dati Gimbe: nell’Isola mancano quasi 150 dottori e chi è in servizio deve gestire in media 1.400 pazienti. Il ricambio? Difficile: i partecipanti ai concorsi in calo del 5%

La sanità territoriale in Sardegna si trova di fronte a una crisi sempre più evidente. A fotografare la situazione è l’ultimo report della Fondazione Gimbe, che mette in luce una carenza strutturale di medici di medicina generale destinata ad aggravarsi nei prossimi anni.

Secondo i dati, entro il 2028 ben 231 medici di base raggiungeranno l’età pensionabile di 70 anni. Un numero significativo, che rischia di lasciare intere comunità senza un adeguato presidio sanitario di prossimità. Il problema, tuttavia, è già attuale. Tra il 2019 e il 2024, il numero dei medici di famiglia nell’Isola si è ridotto del 40,3%, un calo nettamente superiore alla media nazionale, ferma al 14,1%. Una contrazione che evidenzia una difficoltà specifica del territorio sardo nel trattenere e attrarre professionisti.

A rendere ancora più critica la situazione è il carico di lavoro dei medici attualmente in servizio. In media, ciascun medico segue 1.384 assistiti, un dato leggermente superiore alla media nazionale (1.383) e ben oltre il limite teorico fissato a 1.200 pazienti.

Nel concreto, ciò si traduce in ambulatori sovraffollati, tempi di attesa più lunghi e una qualità dell’assistenza che rischia di risentirne.

La carenza stimata è già oggi di 143 medici di medicina generale. E le prospettive non sono incoraggianti: nel 2025, i candidati al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili (-5%), in controtendenza rispetto al resto d’Italia, dove si registra invece un surplus di candidati (+26%).

Un segnale chiaro della scarsa attrattività della professione, soprattutto in contesti territoriali più complessi come quello sardo. Senza interventi mirati, il rischio è quello di un progressivo indebolimento della medicina territoriale, con ripercussioni sull’intero sistema sanitario: più accessi impropri al pronto soccorso, maggiore pressione sugli ospedali e difficoltà crescenti per i cittadini nell’accesso alle cure di base. La sfida, ora, sarà invertire la rotta, rendendo nuovamente attrattiva la medicina generale e garantendo una distribuzione più equa dei professionisti sul territorio.


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