Musica

«L’Arte dei Giganti»: il viaggio sonoro di Gavino Murgia Due le date: domani 29 agosto a San Gavino Monreale e domenica ad Alghero

Gavino Murgia

Un percorso tra musica, immagini e memoria collettiva per raccontare la Sardegna dalle origini a oggi.

È questo il cuore de «L’Arte dei Giganti», nuovo progetto del polistrumentista e compositore nuorese Gavino Murgia, prodotto da MedinSard e in programma in anteprima domani, 29 agosto, all’Anfiteatro Comunale di San Gavino Monreale, per SanG/Arena 2025, e domenica 31 agosto a Lo Quarter di Alghero, nell’ambito di Alghero Estate.

Lo spettacolo, multimediale e immersivo, intreccia le musiche originali di Murgia – eseguite con sassofoni, voce e flauti – con le proiezioni di opere e reperti che spaziano dalle antiche sculture nuragiche fino all’arte contemporanea di Costantino Nivola, Maria Lai e Pinuccio Sciola.

Sul palco, con l’artista nuorese, ci saranno Marcello Petghin (chitarre), Luciano Biondini (fisarmonica), Peppe Frana (oud e saz) e Jarrod Cagwin (batteria e percussioni).

Murgia ha spiegato che il progetto nasce dal desiderio di esplorare e condividere il «DNA artistico» della Sardegna, un patrimonio fatto di segni, forme e visioni tramandate nel tempo.

Durante i concerti, grandi led wall proietteranno immagini di statue, bronzetti, menhir e opere d’arte, creando un racconto visivo che si intreccia con la musica dal vivo e che intende evocare un’esperienza identitaria e universale.

Il viaggio parte dalla Venere di Macomer, simbolo di fertilità risalente al Neolitico, per attraversare i pozzi sacri dell’età nuragica, i menhir disseminati nei paesaggi isolani e i bronzetti raffiguranti guerrieri, sacerdotesse, divinità e animali.

Il percorso arriva fino all’arte moderna e contemporanea, con i fili poetici di Maria Lai, le architetture sospese di Nivola, le sculture di Francesco Ciusa e le visioni di Salvatore Fancello, senza dimenticare le pietre sonore di Pinuccio Sciola.

Secondo Murgia, ogni reperto e ogni opera diventano una narrazione condensata, un ponte tra umano e divino.

L’intreccio di suoni e immagini intende così trasformarsi in un atto d’amore verso la Sardegna, celebrandone la creatività attraverso sette millenni di storia, dall’archeologia all’arte contemporanea, in un dialogo che fonde radici e futuro.


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