UDIENZA GENERALE

Leone XIV: nel Te Deum la gratitudine autentica per l’anno trascorso Nell’ultima catechesi dell’anno in piazza San Pietro, il Papa rilegge luci e ferite del tempo trascorso, dal Giubileo alle guerre, invitando a affidare il futuro alla misericordia di Dio

Papa Leone XIV (foto france24.com)

Nell’ultima catechesi dell’anno, pronunciata in piazza San Pietro, Leone XIV ha tracciato un bilancio del tempo appena trascorso, ricordando come esso sia stato segnato da eventi di grande significato spirituale ma anche da profonde sofferenze. Tra i momenti di gioia, il Papa ha richiamato il pellegrinaggio di tanti fedeli giunti a Roma in occasione dell’Anno Santo, mentre tra le ferite ancora aperte ha menzionato la morte del compianto Papa Francesco e i conflitti che continuano a insanguinare diverse regioni del mondo.

Soffermandosi sul significato del solenne canto del Te Deum, che presiederà oggi pomeriggio nella basilica di San Pietro, il Pontefice ha spiegato che la Chiesa, al termine dell’anno, invita a mettere ogni cosa davanti al Signore, affidandosi alla sua Provvidenza e chiedendo che nei giorni a venire si rinnovino i prodigi della sua grazia e della sua misericordia. In questo contesto, ha precisato, la tradizione del Te Deum diventa un atto di lode e di riconoscenza per i benefici ricevuti, ben diverso da una gratitudine “mondana”, spesso ripiegata sull’io e sui propri interessi.

Il Papa ha quindi invitato i fedeli a vivere questo momento come occasione di meditazione e di esame di coscienza, per valutare la risposta personale ai doni di Dio e chiedere perdono per le volte in cui non si è saputo accogliere le sue ispirazioni o valorizzare i talenti ricevuti. In questa prospettiva, il Giubileo diventa una scuola di conversione e di rinnovamento interiore.

Richiamando l’esperienza dei tanti pellegrini che durante l’anno hanno pregato sulla tomba di Pietro, Leone XIV ha ribadito che la vita stessa è un pellegrinaggio, orientato verso una meta che supera lo spazio e il tempo e si compie nell’incontro definitivo con Dio. Il passaggio della Porta Santa, ha aggiunto, esprime il “sì” del credente a una vita nuova, animata dalla grazia e modellata sul Vangelo, vissuta con impegno nel presente ma aperta all’eternità.

Alla luce del Natale, il Pontefice ha ricordato le parole di san Leone Magno sulla gioia e sul perdono offerti a tutti dall’incarnazione di Cristo, sottolineando che Dio si è fatto compagno di cammino dell’umanità, soprattutto nella sua fragilità. Concludendo la catechesi, Leone XIV ha richiamato il messaggio fondamentale del Giubileo, citando san Paolo VI: una parola sola lo riassume, “amore”, perché Dio è amore, misericordia, perdono e vita, e accompagna ogni uomo nel passaggio tra il tempo che scorre e l’eternità.


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