
Continua a crescere la preoccupazione per la Brigata Sassari impegnata in Libano nella missione delle Nazioni Unite, UNIFIL. Nella serata di ieri, giovedì 2 aprile, la base di Shama, dove sono di stanza i Dimonios, nella parte ovest del meridione del Paese dei Cedri è stata colpita da un razzo.
Nessun danno alle persone, ma solo alla struttura, rimasta lievemente danneggiata dal razzo di cui ancora non si conosce il responsabile del lancio. La Brigata Sassari è tornata a marzo ad operare nell’area di uno dei settori non lontano dalla Blue Line, la linea di demarcazione che separa Libano e Israele e che Tel Aviv, dopo l’inizio della guerra in Iran, ha deciso di superare per contrastare le milizie filo-iraniane del partito Hezbollah. La situazione resta altamente critica. Solo nell’ultima settimana di marzo tre militari del contingente indonesiano della missione sono rimasti uccisi, con il fuoco incrociato che aumenta i pericoli per i caschi blu e per la popolazione civile stremata dai venti di guerra che sono ripresi a spirare dopo la crisi a cavallo tra 2023 e 2024.
Date le parventi intenzioni di Israele di creare una cosiddetta zona cuscinetto almeno fino al fiume Litani, occupando così territorio di sovranità libanese, e quelle di Hezbollah di continuare a combattere, il quadro sembra destinato a peggiorare. Motivo per cui, secondo quanto affermato da L’Unione Sarda, il ministro della Difesa Crosetto avrebbe scritto al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres per chiedere un cambio delle regole di ingaggio: in caso contrario, i soldati italiani che sono parte della missione UNIFIL potrebbero tornare anticipatamente a casa
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