I dati

L’inflazione rallenta, ma le famiglie continuano a perdere reddito Il report di Cna Sardegna mette in evidenza i prezzi più bassi che non compensano il calo generale dei redditi, con consumi e capacità di spesa ridotti

Una corsia di un supermercato (foto Ansa)

L’espansione rallenta, ma le famiglie sarde non ne percepiscono i benefici. È il paradosso che emerge dal nuovo rapporto economico della Cna Sardegna, che fotografa una regione in cui la discesa dei prezzi non riesce a compensare il progressivo impoverimento dei redditi e della capacità di spesa.

Secondo i dati analizzati dall’associazione artigiana, nel 2025 l’inflazione regionale si è attestata all’1,3%, al di sotto della media nazionale dell’1,5%. Un segnale apparentemente positivo, che segue gli anni più duri dell’impennata dei costi energetici e dei trasporti. Tuttavia il miglioramento non basta a ripristinare la serenità economica alle famiglie. «La nostra indagine prende in considerazione la dinamica dei prezzi e soprattutto gli effetti che queste variabili producono su famiglie e imprese», spiega il segretario regionale della Cna Francesco Porcu. «Nel biennio 2022-2023 la Sardegna è stata tra le regioni più colpite dall’ondata inflativa, soprattutto per l’aumento dei costi energetici e dei trasporti. Nell’ultimo anno abbiamo registrato un significativo raffreddamento dei prezzi, ma questo avviene parallelamente al deterioramento del reddito reale delle famiglie».

Il rallentamento dell’inflazione, dunque, non coincide con una ripresa del benessere. Il dato più preoccupante riguarda infatti gli stipendi. Tra il 2019 e il 2024 il reddito medio dei lavoratori dipendenti sardi si è ridotto del 5,4% in termini reali, quasi il doppio rispetto alla media nazionale. Una contrazione che pesa soprattutto sui consumi e sulle prospettive economiche dell’Isola. «Ancora peggio – osserva il segretario Francesco Porcu – perché il reddito medio di un lavoratore indipendente si è contratto da circa 1.700 euro, contro i mille euro registrati a livello nazionale. La capacità di spesa dei cittadini sardi si è ridotta sensibilmente e questo comporta una propensione al consumo sempre più bassa».

Andrea Pala

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