
Foto Archivio Canva
Numeri negativi e una stagione che non si preannuncia positiva. Ma a crescere sono anche i dubbi sul futuro, legati a un’agricoltura che deve fare i conti con un clima avverso e con costi di produzione che a fronte delle complessità di internazionali rischiano di essere ancora più alti degli ultimi anni.
Questo il quadro che esce dall’analisi dell’ultima campagna campagna olearia, con un crollo produttivo superiore al 43% in un anno e addirittura al 56% rispetto alla stagione 2022/23 che segnava buoni livelli di produzione. Nell’ultimo anno, ad influenzare ancora maggiormente il trend già negativo dell’olivocoltura, sono state le condizioni climatiche avverse. Con effetti a cascata: la minore produzione di olive e olio comporta una restrizione dell’offerta e prezzi sempre più alti per un consumatore finale già in difficoltà. Con una ricaduta finale per i produttori che vedono calare i propri fatturati. Un circolo vizioso che sembra non avere fine. A denunciare la situazione che pone ancora più pressione sui produttori è Coldiretti, con un lungo comunicato che richiama la Regione a prendere provvedimenti per aiutare il comparto. «Coldiretti – si legge – ribadisce quindi la gravità della situazione e l’urgenza di interventi concreti per sostenere le imprese olivicole, rendendosi disponibile a fornire ulteriori elementi utili per una piena valutazione del quadro».
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