
La scheda del referendum
La riforma della giustizia si ferma al voto popolare. Il referendum confermativo ha sancito la vittoria del No con il 54% dei consensi, a fronte di un 46% di Sì, su un’affluenza vicina al 59%. Una bocciatura netta per il progetto del governo guidato da Giorgia Meloni, che puntava alla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, alla creazione di due Csm distinti e di un’Alta Corte disciplinare.
Il risultato ha assunto fin da subito un forte valore politico, trasformandosi in un confronto diretto tra le forze di maggioranza e opposizione. Da un lato il centrosinistra, con Elly Schlein e Giuseppe Conte, dall’altro la presidente del Consiglio, in una campagna che ha lasciato in secondo piano gli aspetti tecnici della riforma.
Determinante l’apporto delle cosiddette Regioni rosse, tra cui la Sardegna, dove il No ha raggiunto il 59,4%. Un dato superiore alla media nazionale che conferma la distanza dell’Isola dalle scelte dell’esecutivo. Significativi i risultati nei territori: a Nuoro i contrari hanno toccato il 69,39%, mentre nel piccolo comune di Lodine il No ha sfiorato il 91,26%. Anche a Cagliari città il dissenso è stato netto, con il 61,24%.
Più articolata la situazione nelle altre province: a Sassari il No ha prevalso con il 61,47%, nell’Oristanese con il 56,82%, mentre nel Sulcis Iglesiente e in Ogliastra si è attestato intorno al 60%. Fa eccezione la Gallura nord-orientale, dove il margine si è assottigliato e ad Arzachena ha prevalso il Sì. Consensi ai favorevoli anche a Burcei, nel Cagliaritano.
Il voto sardo si inserisce in un quadro nazionale che vede il Mezzogiorno particolarmente critico verso la riforma. A incidere è stata anche una campagna elettorale intensa, con numerose iniziative sui territori e una mobilitazione significativa dell’elettorato.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. «La riforma era dannosa e sbagliata. Ora la Meloni e il governo devono riflettere, ascoltare il Paese e le vere priorità. C’è già una maggioranza alternativa al Governo», ha dichiarato Elly Schlein. Sulla stessa linea Giuseppe Conte, che ha parlato di un «segnale politico» aggiungendo: «Interpreteremo questa nuova primavera del Paese. È un avviso di sfratto alla premier». Più cauta la replica della presidente del Consiglio: «Rispettiamo la decisione, peccato, un’occasione persa, ma andiamo avanti».
Il referendum si è svolto in un clima internazionale complesso, segnato dal conflitto in Iran e da una nuova tensione sui costi dell’energia. Elementi che hanno fatto da sfondo a un voto destinato a incidere sugli equilibri politici nazionali.
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