Spoglio in diretta

Referendum sulla giustizia, prevale il No: riforma respinta, affluenza al 59% Con oltre metà delle sezioni scrutinate il No supera il 54% e consolida il vantaggio. Partecipazione elevata anche in Sardegna, oltre il 52%

Con il procedere dello scrutinio prende forma un risultato ormai chiaro: la riforma della giustizia promossa dal Governo Meloni viene respinta dagli elettori. Quando è stata superata la metà delle sezioni scrutinate, il fronte del “no” si attesta al 54,5%, mentre il “sì” si ferma al 45,5%, ampliando il margine già emerso nei primi instant poll.

Già a un’ora dall’avvio dello spoglio, Youtrend aveva indicato come decisivo il vantaggio del “no”, definendolo «incolmabile».

Sul fronte della partecipazione, i dati – ancora in aggiornamento – indicano un’affluenza alta, pari al 58,9% a livello nazionale. Anche in Sardegna si supera la metà degli aventi diritto, con il 52,5% degli elettori recatisi alle urne. Le percentuali più elevate si registrano in Emilia-Romagna (66,67%), seguita da Toscana e Umbria. Nel Centro-Nord l’affluenza supera generalmente il 60%, mentre nel Mezzogiorno si attesta poco sopra il 50%. Calabria (48,3%) e Sicilia (46,1%) risultano le uniche regioni sotto la soglia del 50%.

Dal fronte favorevole alla riforma arrivano le prime ammissioni di sconfitta. «Non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo rispettato l’impegno con gli elettori. È stata una campagna difficile, nella quale ci sono state attribuite posizioni non corrispondenti alla realtà», ha dichiarato Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato.

Dall’opposizione, Matteo Renzi parla invece di «sconfitta evidente di Meloni» e auspica un rapido percorso verso le primarie del centrosinistra, ritenendo che vi siano le condizioni per vincere le prossime elezioni politiche.

Il quesito referendario riguardava la riforma dell’ordinamento giudiziario approvata dal Governo, che prevedeva la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, la divisione del Consiglio superiore della magistratura in due distinti organi e un nuovo sistema di selezione dei componenti del Csm basato sul sorteggio, secondo quanto stabilito dalla riforma Nordio. Il testo introduceva inoltre un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari dei magistrati.

La proposta aveva raccolto il sostegno dei partiti di maggioranza e di Azione, guidata da Carlo Calenda, mentre tutte le forze di opposizione si erano espresse per il “no”. Italia Viva aveva lasciato libertà di voto, anche se il leader Matteo Renzi, alla vigilia, aveva dichiarato la propria intenzione di votare contro la riforma.


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