
(foto Ufficio stampa Acli)
La Sardegna continua a confrontarsi con l’emergenza dello spopolamento e della crescente emigrazione giovanile verso l’estero. Di fronte a questo scenario, le istituzioni regionali stanno elaborando strategie concrete per incentivare il rientro degli emigrati e rendere l’isola più attrattiva.
Questi temi sono stati al centro della presentazione della ricerca “Ripensare il rientro: strategie per una Sardegna attrattiva”, promossa dalla Federazione delle Associazioni di tutela degli Emigrati Sardi (FAES) con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con il Comitato Regionale per l’Emigrazione e l’Immigrazione delle Acli della Sardegna (CREI-Acli). L’incontro ha rappresentato un importante momento di approfondimento sui risultati dello studio e sulle possibili azioni future.
Tra gli interventi, Susy Matrisciano, Capo di Gabinetto dell’Assessorato del Lavoro, ha sottolineato la necessità di costruire una rete tra assessorati e di coinvolgere attivamente i sardi residenti all’estero. In questa direzione si inseriscono iniziative già avviate, come l’incontro di Alghero, durante il quale i giovani hanno elaborato proposte innovative per favorire il ritorno nell’isola.
La ricerca, curata da Vania Statzu, ha analizzato le motivazioni dell’emigrazione e le condizioni che potrebbero favorire il rientro, coinvolgendo comuni ad alto tasso migratorio come Ballao, Elini, Lodè, Sarule e Ussaramanna. Su un campione di 133 intervistati, prevalentemente donne con un’età media di 49 anni, il 40% si è dichiarato disponibile a rientrare, a condizione di poter contare su opportunità lavorative equivalenti a quelle attuali. Al contrario, il 22% non prevede un ritorno, nemmeno temporaneo. I legami principali con il territorio restano di natura familiare o patrimoniale.
Tra le proposte emerse figurano incentivi fiscali, la rivitalizzazione delle aree interne, la creazione di sportelli unici per l’accesso al lavoro e alle informazioni, nonché la valorizzazione del patrimonio immobiliare ed economico locale.
Mauro Carta, presidente delle Acli Sardegna, ha evidenziato la gravità della situazione: ogni anno circa 11.000 persone lasciano l’isola, mentre il calo delle nascite aggrava ulteriormente il quadro demografico. Da qui l’urgenza di definire programmi strategici chiari e di rafforzare le reti di accoglienza per chi sceglie di restare o tornare.
Sulla stessa linea Pierpaolo Cicalò, presidente dell’Istituto Fernando Santi, secondo cui oltre la metà degli emigrati sarebbe disposta a rientrare, ma solo in presenza di politiche strutturali e durature: incentivi concreti, accesso al credito, continuità educativa e formativa, e interventi non limitati a iniziative temporanee.
Dal canto suo, Stefano Renoldi del Centro Regionale di Programmazione ha ricordato che dal 2018 sono stati investiti circa 600 milioni di euro in strategie di sviluppo territoriale e servizi essenziali, con l’obiettivo di migliorare istruzione, sanità, trasporti e welfare. Marco Sechi, Assessore del Lavoro e Formazione, ha infine sottolineato che queste politiche non riguardano solo i sardi all’estero, ma producono effetti più ampi sull’intero sistema regionale, valorizzando anche il ruolo dei circoli dei sardi nel mondo come punti di riferimento.
A fine marzo prenderà il via il progetto “Stay or Leave”, promosso dalle ACLI che coinvolgerà i giovani dell’isola in un confronto diretto sulle strategie per contrastare lo spopolamento. L’obiettivo è chiaro: costruire una Sardegna più attrattiva, capace di offrire opportunità concrete e garantire continuità e stabilità alle politiche di rientro.
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
