Il commento

Salari e inflazione, servono misure che stimolino lo sviluppo Il commento del professore dell'Università di Cagliari De Lisa

I dati più recenti sull’andamento dell’inflazione indicano un rallentamento della crescita dei prezzi. Questo dato, tuttavia, non si traduce automaticamente in un miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie, soprattutto nel nostro territorio. Il motivo è evidente: al calo dell’inflazione non è seguito un adeguamento dei salari, che restano sostanzialmente fermi ai livelli di alcuni anni fa.

È importante chiarire un punto spesso frainteso nel dibattito pubblico. Il rallentamento dell’inflazione non significa che i prezzi siano diminuiti. Al contrario, il livello medio dei prezzi è oggi più elevato rispetto a quattro o cinque anni fa. Di conseguenza, a parità di retribuzione, il potere d’acquisto si è ridotto e il carrello della spesa pesa di più sui bilanci familiari. Questo quadro si inserisce in un contesto economico internazionale segnato da forte incertezza. I conflitti in corso, le tensioni sugli scambi commerciali e l’instabilità dei mercati spingono famiglie e imprese a comportamenti prudenti: si investe meno, si rinviano decisioni e si tende a immobilizzare le risorse. Tutto ciò alimenta una fase di stagnazione economica che colpisce in modo particolare le realtà territoriali più fragili. In questo scenario, il dibattito sul salario minimo è comprensibile, ma rischiare di essere parziale se considerato come la soluzione principale. Concentrarsi esclusivamente su questo strumento equivale a osservare il singolo albero senza considerare la foresta. Il problema centrale resta lo sviluppo economico. Una reale inversione di tendenza può arrivare solo dal rafforzamento del sistema produttivo: promuovere la nascita di nuove imprese, sostenere quelle esistenti, investire in innovazione, competenze e managerialità. Sono le aziende a generare occupazione, reddito e prospettive di crescita nel medio e lungo periodo. Esiste anche una dimensione culturale da affrontare. In Italia molti giovani aspirano legittimamente a un lavoro dipendente; in altri contesti è più diffusa l’idea di creare impresa come scelta naturale. Incentivare l’imprenditorialità significa investire sul futuro del territorio e sulla capacità di costruire uno sviluppo diffuso e duraturo, evitando che la stagnazione si trasformi in regresso economico. Serve quindi una strategia di lungo periodo che coinvolge istituzioni, sistema educativo e mondo produttivo, capace di creare un ambiente favorevole agli investimenti e alla crescita. Solo così sarà possibile ricostruire fiducia, attrarre risorse e ripristinare prospettive concrete a lavoratori, famiglie e giovani. In assenza di questa visione complessiva, il rischio è quello di interventi frammentari, incapaci di incidere sulle cause strutturali della debolezza economica e destinati a produrre effetti limitati nel tempo. La sfida è aperta e riguarda l’intera comunità, chiamata a scegliere oggi il proprio domani. Senza rinvii. Ora.

Riccardo De Lisa – *professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari dell’Università degli Studi di Cagliari

(Articolo apparso su Kalaritana Avvenire domenica 1 marzo)


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