SANITÀ

Sanità in Sardegna, la Consulta boccia il commissariamento delle Asl Le opposizioni criticano la gestione della governatrice Todde e avvertono sui possibili rischi legati alle nuove nomine dei direttori generali

(foto RAS)

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il commissariamento delle aziende sanitarie della Sardegna, scatenando le critiche dell’opposizione nei confronti della governatrice Alessandra Todde, anche assessora ad interim alla Sanità.

«Todde prenda atto del suo fallimento», afferma il centrodestra, ricordando che il Pd si era già distanziato dai commissariamenti, disertando la Giunta del 27 aprile per le nomine.

Le opposizioni, tra cui Alice Aroni e Stefano Schirru, avvertono del rischio di un aggravio del danno erariale se si procedesse comunque con le nuove nomine dei direttori generali. «In un mondo normale», aggiunge Paolo Truzzu (FdI), «chiunque rimetterebbe l’incarico e ridarebbe la parola agli elettori».

Con una sentenza depositata oggi, la Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 14, comma 1, della legge regionale n. 8/2025, approvata a marzo, che prevedeva la decadenza dei manager delle Asl. Secondo la Corte, la norma non modifica l’assetto generale del sistema sanitario regionale e, quindi, non soddisfa i requisiti giurisprudenziali per ricorrere al commissariamento: sarebbe stata necessaria una vera e propria riforma del sistema.

In particolare, la Corte ha osservato che la legge regionale non ha cambiato l’assetto organizzativo e istituzionale della sanità sarda.

Il rischio ora è che emergano criticità sulla permanenza in carica degli attuali commissari e che la Regione non possa procedere alla nomina dei nuovi direttori generali, come annunciato dalla presidente Todde. Sul piano risarcitorio, inoltre, i direttori generali dichiarati decaduti a settembre potrebbero avanzare richieste di danni nei confronti della Regione.

La Consulta ha bocciato anche l’articolo 6 della legge, che fissava i criteri per la formazione degli elenchi degli aspiranti direttori sanitari e amministrativi delle Asl e ne consentiva la sostituzione, ritenendo anche questa disposizione illegittima.

La risposta della Regione è arrivata tramite una nota ufficiale: «Gli uffici regionali sono già al lavoro per analizzare la sentenza della Corte e, nelle prossime ore, verranno valutati con attenzione tutti gli aspetti e le azioni da intraprendere. Il percorso di rilancio della sanità sarda, nell’esclusivo interesse dei cittadini e del diritto alla cura, non è in alcun modo in discussione», fanno sapere fonti vicine alla presidenza.

(aggiornato alle 13.16)


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