
Preoccupazioni della Regione Sardegna sull’ipotesi di nuovi detenuti al 41 bis in Isola emergono dal verbale della seduta del 18 dicembre della Conferenza Stato-Regioni.
L’assessora alla Protezione civile Rosanna Laconi ha espresso dubbi sulla gestione del progetto: «Capisco la necessità di garantire ai 41 bis condizioni adeguate come per gli altri detenuti – ha detto –. Quello che non comprendiamo è perché la Regione non sia stata coinvolta. Abbiamo chiesto più volte incontri, ma non siamo mai stati ascoltati».
Laconi ha sottolineato le difficoltà logistiche e sanitarie: «In Sardegna ci sono già 41 bis e la popolazione carceraria soffre. Non abbiamo strutture sanitarie capaci di sopportare un aumento. Da medico so cosa accade quando un 41 bis entra in ospedale: blocca tutto». L’assessora ha ribadito che la Sardegna non deve essere vista come “isola carcere” e che la gestione dell’Isola richiede rispetto dell’insularità e delle risorse disponibili.
Replica il sottosegretario Andrea Delmastro. «Comprendo le perplessità, ma ci sono ragioni di sicurezza nazionale. Il progetto è iniziato in segretezza, ma da ora ci sarà confronto con la Regione». Delmastro ha precisato che attualmente i 41 bis presenti in Sardegna sono in circuiti promiscui, con rischi per la sicurezza. «Istituti dedicati con reparti specializzati GOM (Gruppi Operativi Mobile) ha aggiunto – aumentano la sicurezza».
La presidente della Giunta, Alessandra Todde, intervenendo a margine delle regate preliminari dell’America’s Cup a Cagliari, ha sottolineato la necessità di responsabilità politica: «Tre carceri, Uta, Bancali e Badu ‘e Carros, ospitano i 41 bis. I numeri e le prospettive sono terrificanti per la Sardegna. Serve unità, abbandonando i colori politici». Todde ha annunciato la richiesta di un’informativa urgente al Consiglio regionale: «È ora di chiedere conto a chi aveva parlato di allarmismi e posizioni diverse dal Governo centrale. La Sardegna non può essere considerata la “Cayenna d’Italia”».
Il dibattito evidenzia il delicato equilibrio tra sicurezza nazionale e tutela dell’Isola, con le istituzioni locali che chiedono confronto e chiarezza sul futuro dei 41 bis in Sardegna
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