
La raccolta firme (foto Ansa)
Superata la soglia delle 50mila firme necessarie per chiedere al Parlamento di discutere la proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da Zuncheddu e altri, sul risarcimento delle vittime di ingiusta giustizia. La legge prevede la possibilità di garantire una provvisionale economica a chi, assolto al termine di un processo o vittima di ingiusta detenzione, deve attendere anche dieci anni per ottenere il riconoscimento del danno subito. L’obiettivo è offrire un anticipo per permettere a chi, come Zuncheddu, non è in grado di mantenersi autonomamente, di ricevere un sostegno immediato.
La raccolta firme, promossa dal Partito Radicale e dalla famiglia di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo assolto nel gennaio 2024 dopo 33 anni di carcere per un triplice omicidio mai commesso, si è svolta sia online, sul sito del ministero della Giustizia, sia manualmente con banchetti in diverse località della Sardegna. La mobilitazione ha coinvolto cittadini, volontari, avvocati autenticatori e Comuni, molti dei quali hanno compiuto veri e propri sforzi straordinari per certificare le sottoscrizioni.
«Dovrei ringraziarvi uno a uno. Tanta – scrive sui social la Garante dei detenuti della Regione Sardegna, Irene Testa – è stata la bellezza e la solidarietà che ho incontrato. Abbiamo riso e pianto insieme. Dedichiamo questo risultato a Beniamino e ad altri, affinché la sua vicenda rappresenti un monito per una politica spesso sorda e indifferente».
Ora la proposta di legge passa al Parlamento, dove la Camera ha tre mesi per incardinarla nella commissione competente. La discussione potrebbe vedere unificazione con altre proposte simili. «Non staremo a guardare, ma faremo il giusto pressing perché questa legge di civiltà veda la luce al più presto», conclude Testa.
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
