
«La Sardegna resterà dalla parte dello Stato nella difesa della legalità, ma serve equilibrio e rispetto dell’Autonomia speciale». Con queste parole la presidente della Regione Alessandra Todde è intervenuta questa mattina in Consiglio regionale durante la discussione sulle mozioni relative al trasferimento di 92 detenuti sottoposti al regime del 41 bis nella casa circondariale di Uta.
Nel suo intervento, la governatrice ha condiviso con l’Aula gli esiti della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre scorso e ha ribadito la posizione della Giunta rispetto al piano nazionale illustrato dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
Todde ha chiarito che la Regione non mette in discussione la legittimità del regime speciale né la necessità di contrastare la criminalità organizzata, ma ha sollevato preoccupazioni sulla concentrazione degli istituti dedicati proprio nell’isola.
Secondo il piano nazionale, infatti, sette istituti penitenziari saranno interamente destinati al circuito del 41 bis, di cui tre in Sardegna: Uta, Bancali e Badu ’e Carros.
Attualmente i detenuti sottoposti al regime speciale in Italia sono circa 720, mentre oltre 90 sono già presenti nelle carceri sarde. Le stime illustrate in Conferenza Stato-Regioni indicano che la Sardegna potrebbe arrivare a ospitare fino a 192 posti dedicati, con una possibile crescita fino a 240 detenuti, pari a circa un terzo dell’intero circuito nazionale.
«Questi numeri non sono neutri – ha sottolineato Todde – e assumono un peso rilevante sul piano sociale, economico e sanitario». La presidente ha evidenziato come la Sardegna, in virtù della propria autonomia, sostenga direttamente i costi del sistema sanitario regionale e potrebbe essere chiamata a garantire nuovi reparti ospedalieri per detenuti in regime speciale. Attualmente gli istituti penitenziari dell’isola ospitano oltre 2.600 persone a fronte di una capienza poco superiore ai 2.500 posti.
Todde ha ricordato le iniziative già avviate dalla Regione, tra cui l’incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la richiesta di confronto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oltre al sostegno alle proposte parlamentari per modificare la norma che prevede la collocazione dei detenuti preferibilmente in aree insulari.
«La Sardegna non può essere considerata una soluzione logistica per problemi che riguardano l’intero Paese», ha ribadito.
Nel suo intervento la presidente ha inoltre richiamato le possibili ricadute sul sistema sanitario regionale, sull’organizzazione del lavoro penitenziario, sull’economia locale e sui diritti dei detenuti sardi, sottolineando la necessità di evitare che territori già fragili vengano identificati esclusivamente con funzioni di detenzione estrema.
Todde ha poi citato la mobilitazione civile prevista a Cagliari il 28 febbraio, che conta già circa cento sindaci firmatari e oltre 140 adesioni tra organizzazioni sindacali, associazioni, partiti e cittadini. «Non è una battaglia di parte ma una richiesta condivisa di rispetto per la Sardegna e per la sua autonomia», ha affermato.
In conclusione, la presidente ha invitato il Consiglio regionale a esprimere una posizione unitaria e responsabile, fondata sul principio di leale collaborazione tra Stato e Regione: «Difendere la Sardegna significa tenere insieme fermezza contro le mafie e tutela dei territori. Non chiediamo privilegi, ma rispetto, proporzionalità e responsabilità condivisa».
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