
(foto https://www.meltingpot.org)
Costruire un rapporto di fiducia e offrire un’alternativa concreta alla strada: questo è il cuore dell’impegno quotidiano dell’Unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII, da anni in prima linea accanto alle vittime della tratta di esseri umani. Un lavoro silenzioso e costante, capace di incidere nella vita di molte donne, portando speranza laddove sembra non essercene. La Comunità rappresenta una delle realtà più attive e riconosciute in Italia nella lotta contro la tratta. A guidarne l’azione è il pensiero del fondatore, don Oreste Benzi, figura storica nella denuncia della prostituzione come moderna forma di schiavitù e nella difesa della dignità umana. «Il nostro obiettivo – spiegano Barbara Aresu, responsabile del servizio, e Cristiana Cardia, volontaria della Comunità – è essere presenti accanto alle ragazze che si prostituiscono sulle strade di Cagliari, offrendo loro ascolto, sostegno e, quando possibile, concrete opportunità di uscire da questa condizione». Si tratta per lo più di giovani donne provenienti dall’Est Europa o dall’Africa, alcune ancora minorenni, costrette a lavorare di notte in condizioni estremamente dure, nei quartieri periferici della città, spesso esposte a temperature rigide, violenza e isolamento. «Usciamo in media una volta alla settimana, dalle 20 alle 22, cercando di essere dove c’è più bisogno – raccontano – ma il nostro impegno non si esaurisce nell’incontro occasionale. La chiave è costruire relazioni solide e durature, fondamentali per restituire a queste ragazze una vita libera, sicura e dignitosa». L’approccio adottato è profondamente umano e rispettoso: ascolto, pazienza e fiducia reciproca sono strumenti imprescindibili. «Molte di loro ci conoscono da anni – continua Aresu – e questo legame ci permette di dialogare apertamente, comprendere i loro bisogni reali e offrire alternative concrete, personalizzate e sostenibili». Alcune delle donne accolte nelle case famiglia della Comunità hanno potuto intraprendere un vero percorso di rinascita: riprendere gli studi, trovare un lavoro stabile e, in alcuni casi, ricostruire una famiglia, ritrovando dignità e autostima. Un esempio significativo è la Casa famiglia «Madonna della Tenerezza», gestita da Barbara Aresu insieme al marito Roberto Vargiu, responsabili della Comunità a Cagliari. Qui le ragazze trovano un luogo sicuro dove fermarsi, riposare e iniziare a ricostruire la propria vita, lontano dagli sfruttatori e dalle minacce quotidiane. In un secondo momento, grazie alla collaborazione con altre comunità italiane e alla rete internazionale Talitha Kum, possono essere trasferite in strutture ancora più protette, continuando il percorso di recupero in un contesto sicuro e stabile. «La protezione e la continuità del percorso – sottolinea Aresu – sono fondamentali per garantire sicurezza, autonomia e un futuro possibile, lontano dalla violenza e dall’emarginazione». Il progetto coinvolge anche giovani volontari, scout e ragazzi delle parrocchie, che partecipano alle uscite serali in strada. «Per i giovani – aggiunge Cristiana Cardia – è un’esperienza educativa intensa e trasformativa. Scoprono la brutalità della tratta e le condizioni estreme in cui queste ragazze sono costrette a vivere, ma imparano anche il valore della dignità, della solidarietà e dell’impegno sociale». Un confronto diretto con una realtà spesso invisibile, che insegna a guardare l’altro senza pregiudizi e con maggiore consapevolezza, stimolando un senso di responsabilità e cittadinanza attiva. Accanto all’azione sul campo, la Comunità promuove numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte all’opinione pubblica. In Italia si stimano circa 3.000 vittime di tratta ogni anno, mentre in Europa il numero sale a oltre 10.000. «Quest’anno – ricordano – la dodicesima Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta è stata dedicata al tema “La pace comincia dalla dignità”». Un messaggio che richiama con forza l’urgenza di riconoscere e tutelare la dignità di ogni persona come primo passo per prevenire sfruttamento e violenza. Grazie all’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII e della rete Talitha Kum, sensibilizzazione, accoglienza e protezione si intrecciano in un percorso concreto di speranza, resilienza e rinascita. Per le vittime della tratta, anche il più piccolo gesto di vicinanza può diventare il primo passo verso la libertà, la sicurezza e il recupero della propria dignità, offrendo un futuro che sembrava impossibile.
di Maria Chiara Cugusi
pubblicato su Kalaritana Avvenire
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