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Baturi. Si è aperto un nuovo anno, ed è il tempo che chiede di essere compreso Un augurio per l’anno nuovo tra significato, fede e speranza nel nuovo appuntamento con Diànoia

È appena iniziato l’anno civile 2026. In questi giorni continuiamo a scambiarci gli auguri che ci siamo rivolti alla fine del 2025, un gesto semplice e consueto, che accompagna l’inizio di un nuovo tratto di cammino.

L’anno nuovo è anche un modo oggettivo di misurare il tempo, scandito in secondi, minuti, ore, giorni, mesi e anni. Attraverso queste misure riusciamo a dare un ordine allo scorrere del tempo, a collocare gli eventi e a orientare le nostre attività.

Accanto a questa misurazione oggettiva, però, esiste un’altra percezione del tempo, più profonda, legata al valore e al significato. Un secondo non è uguale a un altro, un giorno non è uguale a un altro: il valore del tempo dipende da ciò che accade, dagli eventi che lo attraversano, da esperienze di amore o di divisione, di gioia o di grande dolore.

In questo senso il tempo si misura anche in relazione ai fatti che segnano cambiamenti significativi nella nostra vita, capaci di incidere sugli affetti e di aprire nuove comprensioni del senso dell’esistenza. C’è un modo di misurare il tempo che non si basa su criteri oggettivi, ma sulle verità che si svelano e sugli avvenimenti che ci toccano profondamente.

Tutti custodiamo nella memoria eventi di grande amore, ricordati con gratitudine e gioia, così come portiamo dentro di noi ricordi di dolore, talvolta struggenti. Quando ci scambiamo gli auguri, in fondo, esprimiamo proprio questo desiderio: che il tempo sia capace di rivelare una verità per noi, che sia carico di un valore in grado di trasformare la vita.

Augurare buon anno significa desiderare che il tempo ci offra l’occasione di un cammino verso il nostro destino, un cammino che si apre all’eternità e che orienta alla felicità, alla pienezza dell’amore e alla verità.

È ciò che san Paolo intendeva quando parlava della “pienezza del tempo”, ed è ciò che Gesù annuncia quando proclama che il tempo è compiuto. Il tempo non è vuoto, non è privo di significato, non è uguale a se stesso: è attraversato da eventi che ci toccano in profondità e che possono cambiarci.

Dio è entrato nel tempo proprio per trasformarlo dall’interno, per raggiungere l’intelligenza e il cuore dell’uomo, per rendere ogni istante luogo di incontro e di salvezza.

Augurare buon anno, allora, significa augurare che nel nostro tempo Dio accada continuamente, che sappiamo riconoscerne la presenza e che tutto ciò che viviamo si inscriva in un cammino di bene, di felicità e di compimento.

di Giuseppe Baturi
Arcivescovo


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