(foto www.vaticanews.)
Dal Golfo Persico all’Australia, dagli Stati Uniti all’America Latina, la comunità ecclesiale internazionale ha risposto in modo convergente all’attacco militare contro l’Iran. Pur in contesti diversi, vescovi e conferenze episcopali condividono un messaggio chiaro: fermare l’escalation, proteggere i civili e restituire alla diplomazia il suo ruolo.
Il richiamo principale proviene dal magistero di Papa Leone XIV, che il 1° marzo, all’Angelus, ha sottolineato: “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha denunciato i “doppi standard” della comunità internazionale, dove alcune vittime civili rischiano di essere considerate semplici “danni collaterali”.
Negli Stati Uniti, l’arcivescovo Paul Coakley ha messo in guardia contro il rischio di una guerra regionale più ampia, invitando a un ritorno al negoziato multilaterale. In Europa, la Comece ha chiesto all’Unione europea di riscoprire la sua vocazione di progetto di pace, mentre in Germania mons. Heiner Wilmer ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze di un’escalation militare. La Conferenza episcopale irlandese ha ribadito con forza: “La guerra non è la risposta. Nessun leader politico ha l’autorità di scatenarla a proprio piacimento”.
Nei Vicariati apostolici del Golfo Persico, i vescovi hanno lanciato appelli alla calma e alla preghiera. Mons. Paolo Martinelli ha invitato i fedeli a rimanere sereni e a recitare il rosario per la pace, mentre mons. Aldo Berardi ha sollecitato un cessate il fuoco e percorsi di riconciliazione. In Asia, la Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche ha evidenziato il rischio sproporzionato per i più vulnerabili, in particolare migranti dall’India e dalle Filippine. Il card. Filipe Neri Ferrão ha proclamato il 8 marzo giornata di preghiera per la pace in Medio Oriente.
Anche dall’Australia, mons. Timothy Costelloe ha sottolineato: “La violenza moltiplica solo la sofferenza; la guerra non è la risposta ed è sempre una sconfitta per l’umanità”. In America Latina, le conferenze episcopali di Cile e Argentina hanno invitato a intensificare preghiere e dialogo, mentre organizzazioni cattoliche internazionali come Pax Christi International chiedono un immediato ritorno ai negoziati. Il risultato è un coro globale: voci diverse, ma un messaggio unitario. La pace non è solo un ideale morale, ma una responsabilità politica e spirituale che attraversa tutti i continenti.
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