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Welfare, Sardegna a metà classifica: bene la spesa, restano criticità strutturali L’analisi prende in esame politiche sociali, sanità, previdenza e formazione

Nel 2025 la Sardegna si colloca al 16° posto nella classifica nazionale per efficacia e capacità di risposta del sistema di welfare, risultando però la seconda regione del Mezzogiorno. È quanto emerge dal Welfare Italia Index 2025, il rapporto elaborato dal think tank «Welfare, Italia» promosso dal Gruppo Unipol insieme a The European House – Ambrosetti.

 – offrendo una fotografia complessiva dei punti di forza e delle criticità dei sistemi regionali.

Spesa sopra la media, Sardegna tra le prime

Sul fronte della spesa pubblica, l’Isola ottiene risultati positivi, con un punteggio di 78,1 che vale il 13° posto a livello nazionale. Spicca in particolare il primo posto per spesa in protezione sociale, pari all’1,57% del Pil regionale, ben al di sopra della media italiana dello 0,9%.

Rilevanti anche i dati relativi alle politiche del lavoro, dove la Sardegna è seconda con il 3,5% del Pil, e alla sanità pubblica pro capite: con 2.337 euro per abitante, la regione si posiziona al sesto posto.

Buoni risultati anche per gli investimenti in istruzione e formazione, settimi a livello nazionale con il 4,5% del Pil.

Le debolezze: previdenza, servizi e partecipazione

Accanto ai dati positivi, emergono diverse criticità. La Sardegna è al 19° posto per adesione alla previdenza complementare e al 17° per spesa sanitaria privata, segnale di una minore capacità di integrazione del sistema pubblico.

Restano basse anche le risorse destinate agli anziani e ai servizi per l’infanzia: la spesa previdenziale media per gli over 65 e quella per gli asili nido collocano la regione rispettivamente al 18° e 17° posto.

Indicatori strutturali: luci e ombre

Sul piano strutturale, il punteggio scende a 52,9 (16° posto). Tra i dati positivi si segnala il miglioramento nella deprivazione abitativa, dove la Sardegna sale al secondo posto nazionale con una percentuale di famiglie in difficoltà inferiore alla media italiana.

Persistono però criticità nel mercato del lavoro: l’Isola è tra le ultime per diffusione della previdenza complementare e registra un alto tasso di part-time femminile involontario (21,1%).

Sanità e lavoro, ritardi da colmare

Nel settore sanitario, la Sardegna si posiziona al 18° posto per efficacia ed efficienza del sistema e al 17° per stato di salute della popolazione.

Sul fronte occupazionale, il tasso di disoccupazione resta superiore alla media nazionale (8,3% contro 6,5%), mentre l’inattività si mantiene elevata, pur in lieve miglioramento.

Segnali positivi dai giovani

Arrivano però segnali incoraggianti dal mondo giovanile. Diminuisce la dispersione scolastica, scesa al 14,5%, e calano anche i NEET, i giovani che non studiano e non lavorano, passati dal 22,8% al 20,3%.

Nel complesso, il quadro restituisce un sistema di welfare che investe più della media nazionale ma fatica ancora a tradurre la spesa in risultati strutturali, soprattutto in ambito sanitario e occupazionale. Un equilibrio ancora da consolidare per colmare il divario con le regioni più avanzate.


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