
Nell’ambito della rassegna «La Notte dei Poeti», debutta in prima nazionale «Anna della pioggia», spettacolo tratto dall’omonima raccolta di scritti di Michela Murgia. A interpretarlo è Elena Arvigo, attrice e regista, che racconta il suo incontro, prima ideale e poi artistico, con la scrittrice sarda. «In realtà – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana – non ci siamo mai incontrate personalmente. Tutto è nato ascoltando un suo intervento nel quale argomentava con straordinaria lucidità la propria posizione antimilitarista. Rimasi colpita dalla forza e dalla chiarezza del suo pensiero e mi resi conto di non aver ancora letto nulla di suo. Così ho fatto quello che faccio spesso: sono andata in libreria e mi sono immersa nelle sue opere. Conoscevo Accabadora e Ave Mary, ma quando è uscita la raccolta Anna della pioggia e altri racconti dispersi l’ho acquistata subito. Mi è sembrata un’opera capace di restituire tutta la complessità della sua autrice.
Che cosa l’ha colpita maggiormente di questa raccolta?
La sua pluralità. Michela Murgia non è soltanto una romanziera: è stata saggista, opinionista, narratrice, intellettuale. In questo libro convivono racconti, testi inediti, interventi radiofonici e riflessioni. È quasi uno zibaldone, una raccolta di anime diverse che restituisce pienamente la ricchezza del suo pensiero. Oggi la complessità viene spesso vissuta come un problema. Io credo invece che sia un valore. E il teatro, più di altri linguaggi, riesce ancora a restituire questa ricchezza senza semplificarla.
Come si è trasformata questa lettura in uno spettacolo?
È nato quasi naturalmente. Avevo custodito per un po’ l’idea di lavorare su questo testo. Poi, parlando con la produttrice Marcella Crivellenti, con la quale collaboro da molti anni, abbiamo deciso di iniziare questo percorso. Quello che presentiamo è l’inizio di un cammino: una lettura scenica che potrà evolversi nel tempo. Alcune storie hanno bisogno di maturare sul palcoscenico e di incontrare il pubblico prima di trovare la loro forma definitiva.
Portare un testo di Michela Murgia in scena proprio in Sardegna assume un significato particolare?
Sì, credo sia importante. Quando abbiamo iniziato a lavorare su questo progetto non c’erano ancora tutte le polemiche che hanno accompagnato negli ultimi tempi il nome di Michela Murgia. Era già una figura molto esposta nel dibattito pubblico, ma personalmente penso che oggi ci si soffermi troppo sulle polemiche e troppo poco sulla qualità della sua opera.
«Anna della pioggia» può essere letta anche come una parabola interiore?
Credo di sì. È il racconto di una trasformazione, quasi di una catarsi. C’è una frase che mi accompagna da quando ho iniziato questo lavoro: “È sottile la differenza tra chi scappa e chi fugge. Se nessuno ti insegue e nessuno ti aspetta, allora forse corri per qualcosa che hai dentro”. È una riflessione che sento molto vicina anche alla mia esperienza personale. In un certo senso anch’io sono una “scappatrice”. Ho lasciato Genova perché sentivo il bisogno di cercare altro. Pensavo di inseguire un obiettivo preciso, ma spesso nella vita accade che, mentre scappi da qualcosa, trovi ciò che davvero stavi cercando. Così è stato anche per il teatro.
Questa prima nazionale rappresenta anche un ponte tra Sardegna e Liguria.
Sì, ed è un’immagine che mi piace molto. È sempre il mare a creare legami, a mettere in comunicazione storie e persone.
Qui l’intervista a Radio Kalaritana
https://youtu.be/tnWf6fqXVPI?is=yRtUmvN2EUDq3ul4
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