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In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?».
Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi cori Giacomo e Giovanni.
Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
(Mc 10,2-16)
Commento a cura di Rita Lai
È facile e scontato interpretare questa pericope con le solite chiavi di lettura: i due figli di Zebedeo, i carrieristi di turno, che non hanno età né appartenenza a un tempo preciso, sono di ogni tempo e sgomitano per avere i primi posti nel nascente regno di Dio. Ma è veramente solo così? I due discepoli chiedono a Gesù un avanzamento di carriera, la possibilità di essere ai primi posti nella «stanza dei bottoni», a destra e a sinistra del Maestro. Chiedono di partecipare alla gioia della vittoria, immaginano un futuro di onori e poteri.
Umanamente non è sbagliato: una sana ambizione rientra in una equilibrata umanità. Ma è comunque strano gli sia venuto in mente questo, dopo l’annuncio della Passione e della persecuzione fatto da Gesù nei versetti immediatamente precedenti. Il discorso sembrava chiaro, ma forse non hanno capito la posta in gioco, cosa significhi veramente essere discepoli: non a caso sono in cammino e questo è per loro un percorso di comprensione, di chiarificazione…anche. Anche…un percorso umano, di cui non colgono bene o per nulla le coordinate, ma in cui hanno pensato possa esserci per loro un buon posticino.
Noi uomini siamo così: tendiamo sempre a leggere le situazioni, comunque siano, volgendole a nostro vantaggio, per ricavarne qualcosa. E allora ecco il tono imperativo, i verbi decisi che non ammettono repliche: noi vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo…sedere nella gloria. E non sono soli nel loro desiderio: la reazione di sdegno degli altri, subito dopo, è quantomeno ambigua. Sono sdegnati per la sfacciataggine dei compagni o perché questi hanno chiesto per primi quello che anche loro avrebbero desiderato? Tutti hanno comunque equivocato: non si tratta solo di capire/non capire, hanno stravolto il senso di tutto. Gesù li zittisce con una semplicissima constatazione. Non sapete ciò che domandate.
Tutto il resto è una conseguenza di questo «non sapere»…i discepoli non sanno cosa sta succedendo. Non hanno capito cosa il Maestro ha detto nei versetti precedenti.
Tra i discepoli di Gesù non è così come tra gli uomini: la gerarchie sono rovesciate, il primo sarà l’ultimo di tutti, e il Figlio, che per sé è il primo, è venuto per farsi ultimo e servo, dando la sua vita in riscatto per tutti.
C’è un battesimo in cui devono essere immersi, c’è un calice che devono bere. Non ci si improvvisa. Non è questione di posti da occupare, ma di vite da donare al seguito di un Maestro esigente. Ci si gioca la vita su queste scelte. I discepoli stanno imparando cosa significa essere i primi nel Regno di Gesù. Ora sanno cosa implica la previsione della Passione: al discepolo non sarà chiesto di meno rispetto al Maestro. E tu, Giacomo, Giovanni…sai cosa stai chiedendo? E soprattutto cosa Lui sta chiedendo a te?
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