
Questa settimana sono stati condannati a Milano quei ragazzi che hanno ferito e reso paralizzato Davide Simone Cavallo, lo studente universitario la cui lettera agli aggressori avevo richiamato già nei giorni scorsi. In quelle parole colpiva soprattutto la capacità di reagire alla violenza senza odio, immedesimandosi persino nei propri aggressori e augurando loro di imparare ad amare la vita e ad allontanarsi dal male.
È un messaggio forte, capace di interrogare profondamente il nostro tempo. La possibilità di essere vittime di una violenza senza rispondere con altro odio indica che il cuore dell’uomo, per grazia, resta sempre capace di cambiamento.
Vorrei richiamare un altro esempio storico di questo atteggiamento: Edith Stein, martire della Shoah e patrona d’Europa. Ebrea e tedesca, divenne suora carmelitana con il nome di Suor Teresa Benedetta della Croce. Quando la Gestapo andò a prenderla nel monastero in Olanda, disse alla sorella Rosa: «Andiamo per il nostro popolo». Pur potendo anni prima rifugiarsi in America, affrontò liberamente il martirio. Entrambe le sorelle furono uccise ad Auschwitz.
In uno scritto trovato nella sua stanza, Edith Stein si domandava chi avrebbe potuto espiare il male inflitto al popolo ebraico in nome della nazione tedesca. Lei apparteneva infatti a una nazione vittima, quella ebraica, e al tempo stesso a una nazione carnefice, quella tedesca. E poneva una domanda decisiva: «Chi muterà questa colpa orribile in una benedizione per entrambe le stirpi?». È la grande domanda dell’uomo religioso, ma dell’uomo in quanto tale: come può una colpa trasformarsi in benedizione? Edith Stein risponde indicando una strada precisa: solo chi non permetterà alle piaghe aperte dall’odio di generare altro odio, prendendo su di sé il dolore tanto di chi odia quanto di chi è odiato, potrà interrompere la catena della violenza.
Naturalmente il suo orizzonte è totalmente illuminato dalla croce di Cristo, nella quale il Signore assume su di sé il male del mondo per pacificare gli uomini, nell’obbedienza a Dio e nell’amore verso tutti. È così che anche noi siamo chiamati ad abitare questo tempo segnato dalla violenza: perseguendo la giustizia, parlando al cuore degli uomini, educando i più giovani, seminando ovunque valori di riconciliazione. Ma soprattutto senza permettere che le piaghe aperte dall’odio generino altro odio, assumendo su ciascuno di noi, nella preghiera e nell’azione, il male del mondo perché il Signore possa riconciliarlo.
«Dianoia» può essere seguito ogni sabato su Radio Kalaritana alle 7.30, 15.30 e 18, letto sul sito Kalaritana Media e ogni domenica sull’inserto settimanale «Kalaritana Avvenire», disponibile nelle parrocchie e in tutte le edicole della Sardegna.
Arcivescovo
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