Gli effetti della guerra

In Sardegna carburanti tra i più cari d’Italia: diesel a 2 euro Le quotazioni del greggio hanno così superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile

La crisi in Medio Oriente torna a pesare sui mercati energetici e sui portafogli dei consumatori. L’escalation della guerra in Iran e il rischio di un allargamento del conflitto a tutta l’area del Golfo stanno spingendo con forza verso l’alto i prezzi del petrolio, riaccendendo i timori di uno shock energetico globale.

Il punto più critico è lo stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto delle risorse energetiche mondiali. Il blocco di fatto della rotta e gli attacchi agli impianti energetici nella regione stanno alimentando la tensione sui mercati internazionali.

Le quotazioni del greggio hanno così superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Il contratto di aprile del Wti è salito del 17,92% fino a 107,19 dollari, dopo aver toccato un picco di 119,48. Andamento simile per il Brent, che segna un aumento del 18,32% a 109,67 dollari, con un massimo intraday a 119,5.

Secondo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, l’aumento dei prezzi sarebbe però temporaneo: «I prezzi del petrolio nel breve periodo, che scenderanno rapidamente quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà completata, sono un prezzo molto piccolo da pagare per la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e del mondo», ha scritto sul social Truth.

In Sardegna carburanti tra i più cari d’Italia

Le ripercussioni sui prezzi alla pompa si fanno sentire anche in Italia e, in particolare, in Sardegna. Secondo l’aggiornamento del 9 marzo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’isola il prezzo medio del gasolio in modalità self service raggiunge 1,975 euro al litro, tra i più alti del Paese.

Il dato è simile a quello registrato in Lombardia e Piemonte ed è inferiore soltanto a Calabria, Sicilia, Valle d’Aosta e alle province autonome di Trento e Bolzano, dove il diesel supera i 2 euro al litro. Anche la benzina resta su livelli elevati: la media regionale è di 1,784 euro al litro.

Per la Sardegna, storicamente penalizzata dai costi dei trasporti e dalla condizione di insularità, l’aumento dei carburanti rischia di avere effetti ancora più marcati. L’incremento dei prezzi alla pompa si riflette infatti sui costi della logistica e dei trasporti interni, con possibili ricadute sui prezzi di beni e servizi.

Boom anche per il gas

La tensione internazionale sta colpendo anche il mercato del gas naturale. I future al Ttf di Amsterdam segnano un balzo del 21,86% rispetto alla scorsa settimana e vengono scambiati attorno ai 65 euro al megawattora, con una tendenza ancora al rialzo.

A pesare è soprattutto la situazione nel Golfo e la decisione del Qatar di sospendere la produzione, fattori che hanno avuto effetti immediati sulle quotazioni energetiche.

Il governo: “Nessuna tregua alla speculazione”

Di fronte all’impennata dei prezzi, il governo italiano assicura di essere pronto a intervenire. «Nessuna tregua a chi specula», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Il ministro ha ricordato che il decreto legge del 14 gennaio 2023 ha introdotto strumenti di monitoraggio sull’intera filiera dei carburanti e sulla rete di distribuzione, consentendo interventi rapidi con il supporto della Guardia di Finanza.

Tra le misure possibili c’è anche il ricorso all’“accisa mobile”, che permetterebbe di utilizzare l’aumento dell’Iva per ridurre temporaneamente le accise o compensare direttamente famiglie e imprese.

Il Comitato di allerta rapida è già stato attivato e una task force operativa sta monitorando l’andamento dei prezzi. «Se emergessero fenomeni speculativi – ha aggiunto Urso – siamo pronti a reagire anche con una tassazione compensativa».

Nel frattempo, per i consumatori sardi l’attenzione resta puntata sulla pompa di benzina, dove gli effetti delle tensioni internazionali si stanno già facendo sentire.


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