
Gino Paoli durante la lezione nell’aula Magna dell’Università di Genova (foto Ansa)
È morto a 91 anni Gino Paoli, uno dei protagonisti assoluti della canzone d’autore italiana. La famiglia ha dato l’annuncio con una nota: «Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari», chiedendo il massimo riserbo. Con lui scompare una figura centrale della musica del Novecento, capace di attraversare epoche e generazioni con una scrittura essenziale e profondamente innovativa.
Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova, Paoli è stato tra i fondatori della cosiddetta “scuola genovese”, insieme a nomi come Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Un gruppo di artisti che ha rivoluzionato il linguaggio della canzone italiana, influenzato dalla chanson francese e da autori come Georges Brassens e Jacques Brel.
Autore di brani entrati stabilmente nella memoria collettiva, Paoli ha firmato capolavori come Senza fine, Il cielo in una stanza, Sapore di sale, Che cosa c’è, La gatta e Una lunga storia d’amore. Canzoni che hanno segnato la storia della musica leggera italiana, interpretate da voci come Mina, Ornella Vanoni e molti altri grandi artisti.
La sua vita artistica e personale è stata intensa e spesso tormentata. Negli anni Sessanta visse successi clamorosi ma anche momenti difficili, tra crisi personali e vicende drammatiche, fino a un lungo periodo di silenzio artistico. Il ritorno sulla scena avvenne negli anni Ottanta, quando tornò al successo con nuovi album e tournée apprezzate dal pubblico.
Nel 1987 fu eletto deputato nelle file del PCI, esperienza che segnò una parentesi nella sua carriera artistica. Negli ultimi anni aveva ripreso a esibirsi soprattutto in ambito jazzistico, collaborando con musicisti come Danilo Rea.
Figura schiva e lontana dai riflettori, Gino Paoli lascia un’eredità musicale enorme: le sue canzoni restano pietre miliari della cultura italiana, capaci di raccontare sentimenti universali con una semplicità solo apparente e una profondità senza tempo.
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