Il dibattito

Caro carburante e voli: gli effetti della crisi di Hormuz nel territorio Jet fuel alle stelle dopo lo stop nello Stretto: costi raddoppiati e Regione pronta a intervenire

Un aereo in volo

Le tensioni internazionali tornano a riflettersi direttamente sui collegamenti da e per la Sardegna. Il nodo, ancora una volta, è lo Stretto di Hormuz: ogni interruzione o limitazione al traffico petrolifero provoca un immediato aumento del prezzo del jet fuel, il carburante utilizzato dagli aerei. Una dinamica che incide in modo significativo sui costi delle compagnie e, di conseguenza, sui conti pubblici.

Secondo le stime dell’analista Sandro Usai, l’impatto economico potrebbe raggiungere gli 800mila euro al mese, con circa 500mila euro necessari solo per sostenere le tariffe agevolate sui voli da Cagliari, dove si concentra la maggior parte del traffico. Le rotte principali – da Cagliari e Olbia verso Roma e Milano, oltre al collegamento tra Alghero e la Capitale – sono oggi garantite da Aeroitalia, guidata da Gaetano Intrieri.

A incidere è soprattutto il costo del carburante. Prima dell’escalation, un barile di jet fuel si aggirava intorno agli 85-90 dollari; oggi ha raggiunto quota 195. Il risultato è un raddoppio della spesa per il rifornimento: per un Boeing 737-800, il pieno è passato da poco più di 12mila a oltre 27mila euro. Un aumento che le compagnie difficilmente possono assorbire, scaricandolo invece sul sistema pubblico chiamato a garantire la continuità territoriale.

In questo scenario, la Regione valuta interventi per contenere l’impatto sui passeggeri, ipotizzando l’utilizzo di parte delle risorse recuperate nel contenzioso con lo Stato. Resta però l’incognita principale: senza una stabilizzazione del prezzo del carburante, i rincari sui biglietti appaiono inevitabili.


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