
L’assemblea degli operai del Sulcis
La crisi industriale nel Sulcis torna ad aggravarsi. Dopo mesi di segnali preoccupanti, esplode l’emergenza nel comparto metalmeccanico: aziende in difficoltà, stipendi non pagati e prospettive occupazionali sempre più incerte.
«È una situazione drammatica – afferma ai microfoni di Radio Kalaritana Renato Tocco della UILM UIL. La centrale non sta producendo e questo blocco si ripercuote su tutte le aziende dell’indotto. La Reno è in ritardo e ci ha comunicato che non anticiperà più la cassa integrazione, parlando addirittura di esuberi e possibili licenziamenti collettivi. È un disastro.
E le altre aziende coinvolte?
Anche lì la situazione è grave. Sider Alloys, dopo l’avvio di una procedura, ha comunicato il ritardo nel pagamento degli stipendi. GMS è nella stessa condizione. È un quadro ingestibile. Per questo abbiamo convocato un’assemblea con tutti i lavoratori della centrale Enel e delle aziende coinvolte.
Accusate la politica di immobilismo.
Sì, perché abbiamo una politica che non ascolta. Ci avevano garantito che nessun posto di lavoro sarebbe stato perso, invece oggi assistiamo a una perdita diffusa di occupazione. Chiederemo conto alla Regione e al Governo: non possiamo accettare che un territorio venga abbandonato così.
C’è anche il tema della transizione energetica e della scadenza al 2038.
Il problema è che il 2038 lo stiamo vivendo oggi. Non c’è produzione: si parla di sistemi di accumulo, di batterie, ma nel frattempo gli impianti sono fermi. E quando non si produce, le aziende dell’indotto crollano a cascata. E a pagare sono sempre i lavoratori.
Quali saranno le prossime azioni?
L’assemblea ha deciso: il 20 saremo a Cagliari, tutti insieme. Vogliamo una presa di posizione forte della Regione. Ma se non arriveranno risposte, saremo costretti ad andare a Roma. Non possiamo più aspettare.
Cosa chiedete concretamente?
Politiche industriali serie. Non assistenzialismo, ma lavoro vero. Serve una riconversione industriale credibile, che permetta anche di ricollocare i lavoratori tra i diversi siti produttivi, come potrebbe avvenire con l’ex Alcoa. Ma oggi tutto è fermo, tutto sta crollando.
Il rischio è quello di una crisi senza ritorno?
Se non si interviene subito, sì. Stiamo assistendo a una demolizione pezzo per pezzo del sistema industriale del Sulcis. Noi non staremo fermi: continueremo a mobilitarci finché non arriveranno risposte concrete.
Qui l’intervista a Radio Kalaritana
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