Diocesi

I «segni giubilari»: una rete di progetti fatta di partecipazione, di legami comunitari e nuove risorse nei territori Le iniziative rientrano tra le opere realizzate grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica

Tra le opere realizzate grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica rientrano anche i «segni giubilari»: una rete di progetti capaci di favorire la partecipazione, rafforzare i legami comunitari e attivare nuove risorse nei territori.

«Il Giubileo – spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana – ha lasciato un’eredità di sussidiarietà e corresponsabilità, attraverso iniziative che oggi coinvolgono parrocchie, volontari, istituzioni e realtà sociali. Segni che diventano una vera e propria “pedagogia dei fatti”: non semplici interventi assistenziali, ma percorsi capaci di generare relazioni, promozione umana e inclusione».

Si tratta di strumenti concreti di carità, in grado di attivare ulteriori energie e collaborazioni. «Le risorse della Chiesa – aggiunge don Lai – diventano moltiplicatori di altre risorse, economiche e umane, in un percorso condiviso tra diocesi, fedeli, volontariato, benefattori, istituzioni pubbliche e realtà territoriali».

Tra le opere più significative figurano i due centri di accoglienza Caritas: il femminile «Casa Sant’Anna» e il maschile «Nostra Signora del Carmine».

Le strutture rafforzano l’impegno della Chiesa diocesana nell’emergenza abitativa, portato avanti in co-progettazione con il Comune e insieme ad altre realtà del territorio. Complessivamente, otto strutture a bassa soglia, tra cui il Centro di accoglienza Papa Francesco – inserito tra le opere protagoniste della campagna nazionale dell’8xmille promossa dalla Cei – oltre al servizio di accoglienza invernale.

«L’obiettivo – sottolinea il direttore – è accompagnare le persone in percorsi di autonomia personale e sociale, restituendo dignità e fiducia nel futuro. Ogni anno circa il 35% degli ospiti raggiunge una condizione di indipendenza».

Particolarmente significativo è anche il progetto di microcredito «Mi fido di noi», che vede la Diocesi di Cagliari al secondo posto in Italia per capacità di utilizzo delle risorse disponibili: tra dicembre 2025 e aprile 2026 sono state esaminate oltre 90 richieste e già finanziate decine di pratiche.

Un risultato che testimonia una Chiesa capace di generare fiducia e corresponsabilità, in prima linea sulla finanza etica anche attraverso la Fondazione anti-usura Sant’Ignazio da Laconi della Caritas.

Accanto ciò proseguono gli interventi nelle misure alternative alla detenzione e nei percorsi di reinserimento, costruiti insieme alla pastorale carceraria e alle comunità parrocchiali.

È inoltre in itinere l’Emporio solidale, in sinergia con il Comune, per superare la logica della semplice distribuzione di pacchi alimentari e promuovere autonomia e responsabilizzazione: un modello che trasforma l’aiuto immediato in un percorso educativo e di emancipazione. Ai segni giubilari si affiancano le altre opere promosse dalla Diocesi attraverso la Caritas: dall’impegno in ambito sanitario e nel diritto al cibo ai progetti di inclusione e formazione per i giovani, fino al sostegno a migranti, persone fragili, lavoro e periferie con il progetto «Terre Ritrovate». A ciò si aggiungono gli interventi delle Caritas parrocchiali e delle altre realtà caritative, per favorire il riscatto e l’autonomia. «La Chiesa – conclude don Lai – non si sostituisce agli altri soggetti sociali, ma costruisce reti e accompagna le persone nei loro percorsi di crescita e nella costruzione di futuro».

Maria Chiara Cugusi

Articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire di domenica 31 maggio

 


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