Sacerdoti

Don Franco Puddu: «Cinquant’anni di sacerdozio vissuti come servizio alla Chiesa» Il 3 luglio l'anniversario della sua ordinazione sacerdotale: da 28 anni guida di N. S. delle Grazie a Sestu

Cinquant’anni di ministero sacerdotale vissuti all’insegna del servizio, della formazione e dell’amore per la Chiesa di Cagliari. Don Franco Puddu si prepara a celebrare il significativo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, ripercorrendo le tappe di un cammino che lo ha visto impegnato in numerosi incarichi pastorali e diocesani.  «Ho sempre considerato il ministero sacerdotale come un dono ricevuto – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana – e ogni incarico che mi è stato affidato l’ho vissuto come una dimensione di servizio. Ho cercato di servire la Chiesa, in particolare la Chiesa di Cagliari, che ho scelto e amato non solo in questi cinquant’anni di ministero, ma già durante il tempo della formazione e fin dagli inizi della mia vocazione».

Come celebrerà questo importante anniversario?

C’è una significativa coincidenza con un altro momento importante per la comunità. Giovedì 2 luglio, celebreremo il decimo anniversario della dedicazione della chiesa di Nostra Signora delle Grazie, a Sestu, della quale sono parroco da ventotto anni. Dopo i recenti lavori di restauro e valorizzazione dell’edificio, sarà una tappa significativa per tutta la comunità parrocchiale. Il giorno successivo, venerdì, 3 luglio, non ho voluto mettere al centro il mio cinquantesimo anniversario sacerdotale, ma celebrare la festa di san Tommaso apostolo. Nel corso degli anni ho imparato ad amare profondamente questa figura evangelica e, non a caso, il mio anniversario coincide sempre con la sua festa liturgica. Ho quindi desiderato che fosse così anche quest’anno. Domani la celebrazione sarà presieduta dal vescovo di Iglesias, Mario Farci, mentre il giorno seguente sarà con noi l’arcivescovo, monsignor Baturi. Mi piace che questi due appuntamenti abbiano un carattere eminentemente ecclesiale, senza porre troppo l’accento sulla mia persona.

Nel corso del suo ministero ha ricoperto numerosi incarichi diocesani. C’è qualche esperienza che considera particolarmente significativa?

Ogni servizio ha avuto il suo valore. Certamente è stato importante coordinare il Comitato organizzatore della visita di papa Francesco in Sardegna nel 2013, così come, anni prima, collaborare all’organizzazione della visita di san Giovanni Paolo II nel 1985. Ma il primo incontro con un Pontefice risale addirittura al 1970, quando ero seminarista. In occasione della visita di Paolo VI a Cagliari ebbi il privilegio di rivolgergli il saluto a nome del Seminario diocesano. È un ricordo che porto ancora nel cuore.

Quali sono state le tappe che hanno maggiormente segnato il suo ministero sacerdotale?

Se dovessi individuarne tre, partirei dai dieci anni trascorsi a Sant’Elia. È stata un’esperienza fondamentale: senza quel periodo non sarei il sacerdote che sono oggi. È lì che ho maturato una parte importante della mia formazione pastorale e umana. Poi gli anni trascorsi nell’Ufficio catechistico diocesano, con responsabilità che comprendevano la catechesi, l’insegnamento della religione cattolica e l’Istituto superiore di Scienze religiose. Sono stati anni di intenso lavoro, ma anche di grande crescita ecclesiale. Infine, i ventotto anni da parroco a Sestu, durante i quali ho cercato di tradurre nella vita concreta della comunità ciò che avevo studiato, approfondito e insegnato negli anni del servizio diocesano. Accanto a queste esperienze non posso dimenticare il mio cammino nell’Azione Cattolica, iniziato fin da ragazzo, e il successivo servizio con i giovani e nella Pastorale giovanile, in particolare negli anni dell’episcopato di monsignor Ottorino Alberti. Sono esperienze che hanno contribuito in modo decisivo alla mia formazione sacerdotale e al mio modo di vivere il ministero.


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