
Foto ufficio stampa Cisl Sardegna
La Sardegna si trova davanti a una sfida decisiva sul piano industriale ed energetico. È il quadro tracciato dalla CISL Sardegna, che invita Governo e Regione a superare la gestione delle emergenze e a costruire una strategia unitaria capace di tenere insieme lavoro, energia, investimenti e coesione territoriale.
Per il sindacato, la transizione energetica e le trasformazioni economiche in corso stanno ridisegnando gli equilibri produttivi e rendono necessario un nuovo modello di sviluppo per l’Isola, con ricadute anche sulla competitività del sistema Paese. Il segretario generale regionale Pier Luigi Ledda sottolinea che la questione industriale non può essere affrontata come somma di crisi separate, ma richiede una regia unica tra Governo, Regione e parti sociali. In questo quadro si inserisce anche la posizione della segretaria generale CISL Daniela Fumarola, che richiama il ruolo strategico dell’energia come condizione essenziale per la crescita e la competitività del Paese.
Il nodo occupazionale resta centrale: l’industria in Sardegna conta circa 53 mila occupati, pari a poco più del 9% dell’occupazione regionale, contro una media nazionale vicina al 19%. Un divario che la CISL considera un segnale della necessità di una nuova politica industriale.
Nel Sulcis restano aperte le principali vertenze legate a Portovesme Srl, Eurallumina, Sider Alloys, alla riconversione della centrale Grazia Deledda e al ruolo di RWM Italia, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva e occupazionale. Nel Nord Sardegna il rilancio del polo di Porto Torres passa dalla chimica verde e dal coinvolgimento di ENI, Versalis e Matrìca, mentre nell’area di Cagliari si punta su Macchiareddu, Porto Canale e logistica insieme alle vertenze di Fluorsid, Bekaert e Tiscali. Nel Medio Campidano resta centrale il futuro della Keller Group.
Sul fronte energetico, la CISL chiede l’attuazione del DPCM Energia Sardegna con tempi certi e il coinvolgimento di Governo, Regione e SNAM per le infrastrutture strategiche, insieme alla metanizzazione del Nord Ovest e al rafforzamento del Piano Energetico Regionale. Il sindacato segnala anche il rischio che il sistema ETS aggravi gli svantaggi dell’insularità, chiedendo misure compensative.
Infine, vengono indicate nuove direttrici di sviluppo nei settori della nautica, aerospazio, economia circolare, materie prime critiche, data center, intelligenza artificiale ed Einstein Telescope, con investimenti su formazione, ricerca e innovazione. La richiesta conclusiva è l’istituzione di un tavolo permanente tra Governo, Regione e parti sociali: la Sardegna, conclude la CISL, non chiede assistenza ma condizioni per competere, perché senza industria non c’è lavoro stabile e senza lavoro non c’è sviluppo.
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