L'operazione

Sventato l’assalto all’oro della Portovesme srl: in undici finiscono in manette L'obiettivo era un furgone portavalori incaricato di trasportare verso Arezzo trenta chili di lingotti

Nelle conversazioni intercettate non comparivano mai parole come «rapina», «blindato» o «oro». Per riferirsi all’assalto avrebbero usato espressioni apparentemente innocue, come «fare un lavoro» oppure «andare a prendere i bambini all’asilo».

Un linguaggio criptico che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, serviva a nascondere i preparativi del colpo contro un furgone portavalori incaricato di trasportare trenta chili di lingotti d’oro prodotti dalla fonderia della Portovesme srl, a San Gavino Monreale, e destinati ad Arezzo.

È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione «Golden Mole», condotta dalla Squadra Mobile di Cagliari. L’inchiesta ipotizza che il piano fosse stato organizzato a partire dal 7 maggio scorso e che l’assalto sia stato sventato grazie al blitz della polizia che ha portato all’arresto di dieci persone.

In carcere sono finite 11 persone, mentre  un’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa anche nei confronti  di un 32 enne,  che al momento risulta irreperibile. Nell’operazione sono coinvolte anche altre persone la cui posizione è ancora al vaglio della Procura.

Gli investigatori ritengono inoltre di aver individuato la presunta talpa all’interno della fonderia della Portovesme. Si tratterebbe di un dipendente dell’impianto, che secondo l’accusa avrebbe fornito ai complici informazioni decisive sull’organizzazione del trasporto dei lingotti, sugli orari e sulle modalità di movimentazione del carico.

Le indagini proseguono per chiarire il ruolo di ciascun indagato e verificare se il gruppo avesse pianificato altri assalti analoghi ai danni di mezzi portavalori.


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