Il concerto

Marco Masini ad Alghero, il coraggio di raccontarsi imperfetti Il cantautore fiorentino ha emozionato l'intero Anfiteatro Ivan Graziani con la sua musica

Marco Masini durante il concerto di Alghero | Foto Erika Pirina

C’è un filo che attraversa oltre trentacinque anni di canzoni di Marco Masini: la fragilità non va nascosta. Può diventare racconto, consapevolezza e persino forza. È forse questa la chiave più autentica del concerto del 19 agosto, che ha portato il cantautore fiorentino sul palco dell’Anfiteatro Ivan Graziani di Alghero per una delle tappe del “Marco Masini – Live 2026”, all’interno dell’Alguer Summer Festival.

Un concerto che è diventato un viaggio dentro una carriera lunga più di tre decenni, ma soprattutto dentro quelle emozioni che Masini ha scelto di raccontare fin dagli esordi senza addolcirle: l’amore e l’abbandono, la rabbia, la solitudine, il fallimento, il Niente, la voglia di rialzarsi. Temi che ieri hanno trovato risposta nelle voci del pubblico, pronto a riconoscersi ancora una volta in parole scritte molti anni fa, eppure, capaci di parlare al presente.

Le canzoni di Masini hanno accompagnato una generazione, ma non sono rimaste confinate agli anni Novanta. “Disperato”, “Ci vorrebbe il mare”, “T’innamorerai”, “Bella stronza”, “Cenerentola Innamorata” e gli altri grandi successi della sua storia continuano a vivere anche attraverso chi, quando furono pubblicati, non era ancora nato. Il repertorio del Live 2026 mette infatti insieme i brani simbolo della carriera e quelli della produzione più recente. Ed è proprio il presente a offrire una nuova chiave di lettura. Il titolo dell’ultimo album, il tredicesimo in studio, “Perfetto Imperfetto”, sembra quasi sintetizzare il percorso umano prima ancora che artistico di Masini. Un disco dedicato al cambiamento, alle fragilità e alle contraddizioni, alla possibilità di accettare ciò che non è perfetto e trasformarlo in una nuova partenza.

Lo stesso sguardo attraversa “Male necessario”, il brano presentato insieme a Fedez al Festival di Sanremo 2026, dove ha conquistato il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo. Ancora una volta la musica diventa lo spazio nel quale guardare ciò che fa male senza fuggire, riconoscendo anche nelle cadute una parte del percorso. Sul palco di Alghero passato e presente hanno così dialogato senza trasformare la serata in una celebrazione nostalgica. Masini resta un interprete profondamente legato alla parola, alla necessità di raccontare sentimenti spesso scomodi e di farlo con quella voce graffiata che negli anni è diventata immediatamente riconoscibile. E il pubblico dell’Anfiteatro Ivan Graziani ha risposto cantando. Generazioni diverse, unite da ritornelli che appartengono ormai alla memoria della musica italiana.

Forse è proprio qui il senso più profondo della longevità artistica di Marco Masini: aver raccontato l’uomo quando perde, quando sbaglia, quando ama troppo e quando deve ricominciare. Senza l’obbligo di apparire invincibile. Ad Alghero, mercoledì sera, non è andata in scena soltanto la storia di un cantautore. È andata in scena, attraverso le sue canzoni, quella parte imperfetta della vita nella quale, prima o poi, tutti finiamo per riconoscerci.

Erika Pirina


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