
Il veliero Dragut
Le donne del Sulcis al timone di un veliero come metafora di una nuova idea di governo, condivisa, partecipata e lontana dai modelli tradizionali del potere. È questa l’immagine al centro della quarta edizione di Giudicesse2030, la residenza artistica promossa dalla Società Umanitaria Carbonia in collaborazione con U-BOOT Lab e Ottovolante Sulcis, realizzata con i fondi cineportuali della Regione e il patrocinio del Comune di Sant’Antioco.
L’esito del progetto sarà presentato mercoledì 5 agosto, dalle 21, all’Arena Fenicia di Sant’Antioco, nell’ambito della rassegna CineSulky, curata dal circolo Arci Il Calderone.
Protagonista della residenza, svoltasi dal 22 luglio al 5 agosto, è stato il collettivo formato da Marta Anatra e Claudia Mollese, che ha sviluppato il tema dell’edizione 2026, «Politica fuori dalla politica», attraverso un’esperienza di navigazione condivisa nell’arcipelago del Sulcis a bordo del veliero Dragut.
Quest’anno la residenza ha spostato il proprio baricentro dalla terraferma al mare. Il Dragut, goletta classica in legno progettata da Carlo Sciarrelli e comandata da Claudia Fadda, è diventato uno spazio di incontro e sperimentazione, una comunità temporanea nella quale un gruppo di donne ha condiviso un percorso relazionale e performativo.
L’elemento centrale della ricerca è stato il gesto simbolico di affidare il timone a donne che non avevano mai governato un’imbarcazione. Attraverso il passaggio del timone di mano in mano, il veliero si è trasformato in un laboratorio di confronto, nel quale riflettere su nuove forme di leadership femminile e su un’idea di governo esercitata non come comando, ma come responsabilità condivisa.
Da questa esperienza è nata un’opera audiovisiva che rilegge in chiave contemporanea la figura delle antiche Giudicesse sarde, proponendo nuovi immaginari ispirati alla cooperazione, alla cura reciproca e alla partecipazione.
La serata sarà anche l’occasione per ripercorrere il cammino delle precedenti edizioni del progetto, con la proiezione delle opere realizzate negli anni: Vive nel bosco dove c’è sempre luce (2023) di STUDIOLANDA, Persino le spine sono spilli (2024) del Collettivo EFFE e Il Rais oggi resta a casa (2025) del collettivo GIACINTA.
I quattro lavori, nati attraverso un percorso di ricerca sul territorio e di coinvolgimento delle comunità locali, affrontano da prospettive differenti il tema delle Giudicesse: dall’assenza di una loro iconografia alla riflessione sull’identità femminile, fino al rapporto tra donne e territorio insulare come forma di resistenza e autodeterminazione.
Con Giudicesse2030, la figura storica delle sovrane dei giudicati sardi viene così reinterpretata alla luce delle sfide contemporanee, ispirandosi ai principi dell’Agenda 2030, del Green Deal europeo e del New European Bauhaus, in un dialogo tra memoria, sostenibilità e nuove forme di cittadinanza.
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